mercoledì 19 maggio 2021

Sul re del rock anche un libro esoterico

tratto da "Il Giornale" del 2 Gennaio 2006

«L'ultimo cavaliere» studia il legame tra i suoi testi e la spiritualità. Per i fan c'è «Scrapbook»

di Antonio Lodetti

Parafrasando una famosa canzone di Paul Simon, Bob Dylan fu uno di quelli «in viaggio alla ricerca dell’America». Poi lui stesso divenne l’America, il suo costume. Così, da sognatore ispirato dal blues di John Lee Hooker e dalle concioni di Sis Cunningham e Gordon Frieser, Dylan è diventato inesauribile oggetto di saggi, ricerche, un’inesauribile fonte di studio e commercio. Solo quest’anno c’è da sbizzarrirsi. Ottimo il documentario autobiografico di Martin Scorsese No Direction Home, bello sia dal punto di vista cinematografico che da quello critico, in cui racconta un volto prosaico di Dylan che non è piaciuto ad alcuni fan troppo idealisti. Altrettanto interessante il doppio cd (omonimo titolo) che lo accompagna con un inedito blues (la prima vera incisione effettuata da Bob all’università su un registratore) e versioni inedite di classici.

Negli anni Sessanta un fan assatanato si appostava sotto casa di Bob per rubare sistematicamente la sua spazzatura, di cui faceva collezione. Oggi correrebbe in libreria a comprare The Bob Dylan Scrapbook: 1956-1966. «Scrapbook», Ovvero il libro dei ritagli, affianca ad una avvincente lettura una valanga di «reperti archeologici» imperdibili per il dylanologo doc. Ci sono poster e locandine dei suoi primi concerti al Greenwich Village, curiosi articoli, adesivi pubblicitari, biglietti manoscritti (fedelmente riprodotti come gli originali) che raccontano la prima parte della carriera del cantautore.

Con Bob Dylan l’ultimo cavaliere lo studioso di esoterismo Nicola Menicacci affronta Dylan da un lato inedito. L’autore, studiando filologicamente i testi (del periodo 1974 - ‘89) ne racconta la visionaria spiritualità. Decrittando il codice simbolico di Dylan rivela in brani come Tangle Up In Blue la storia della Maddalena, in Street Legal quella di Salomè e cerca di dimostrare che il cantautore conosceva i segreti delle opere di Leonardo che portarono fortuna al Codice da Vinci di Dan Brown. «Quando avrò 90 anni e mi vorrai vedere, mi troverai da qualche parte su un palco», confidava Dylan che tutto l’anno in tour (il «tour senza fine») e Never Ending Tour: Anni di luce e ombra di Paul Williams descrive quest’esperienza di strada con foto, riflessioni, interviste ad amici compianti come Jerry Garcia e Laura Nyro.



sabato 15 maggio 2021

Chi erano le Ninfe?

in collaborazione con l'autore Michele Leone

tratto da: https://micheleleone.it/chi-erano-le-ninfe/

Introduzione al magico mondo delle Ninfe

   E poi la Terra il Cielo generava, gemmato figlio – il primo – eguale a lei: che tutta la involgesse intorno e fosse soglio che mai vacilla dei beati; poi gli alti monti, diletti rifugi delle divine Ninfe che s’inselvano fra i giochi frastagliati a precipizio; e partorì – insondabile distesa – il Mare che gonfiando d’onde infuria, senza poter saggiare il dolce amore.

(Esiodo, Teogonia)


Chi erano le Ninfe?

Le Ninfe nella mitologia classica – prima greca e poi romana – erano divinità minori o secondarie abitanti, per alcuni custodi, il mondo naturale in ogni sua manifestazione. Avevano un aspetto affascinante, giovani procaci, sensuali e dagli abiti succinti. È possibile dividere le Ninfe in alcune categorie, una suddivisione può essere ad esempio quella per elemento naturale: acqua, terra ecc.

Le Ninfe solitamente erano benigne verso gli esseri umani, alcune volte potevano anche concedere il loro amore ad un uomo, altre volte potevano provocare problemi ed essere pericolose.

“Le Ninfe, in particolare, sono onnipresenti. Tutti i regni della natura appartengono al dominio di queste creature affascinanti e misteriose, inafferrabili e inquietanti. A volte posso no apparire dolcissime e benevole, altre volte la loro potenza si manifesta in forme terribili e oscure. Spesso sono legate al- le acque: alle sorgenti, ai fiumi o all’enigma infinito del mare, sia nella sua superficie iridiscente sia nelle sue più insondabili profondità. Il loro volto può comporsi in uno specchio d’acqua, apparizione arcana che incanta gli uomini e li trascina in un mondo segreto e fuori dal tempo. Ma altre volte le Ninfe abitano gli alberi o le montagne, nascoste dentro un tronco o nell’intrico di una selva. Le Ninfe, insomma, non frequentano le strade delle città. Vivono al di fuori del mondo civile, dentro orizzonti selvaggi in cui l’uomo non può più sentirsi protetto come membro di una società e rischia anche di perdere se stesso, di vedere svanire la propria identità individuale.” (in Giorgio Ieranò, Demoni, mostri e prodigi, l’irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Sonzogno, Venezia 2017, 1a ed. digitale).


Quanti tipi di ninfe esistono?



infografica su alcuni tipi di Ninfe


Auloniadi e Napee: Abitavano i Boschi e le valli;


Coricidi; Abitavano le grotte e gli antri;


Crenee, Naiadi o Pegee: Ninfe delle fontane;


Amadriadi e Driadi: Abitavano le foreste;


Efidriadi: Ninfe delle acque;


Epigee: Ninfe terrestri;


Linnadi: Abitavano nei pressi dei laghi o degli stagni;


Naiadi: Ninfe delle Fonti d’acqua, laghi e fiumi;


Nelie: Ninfe dei prati;


Oceanidi o Nereidi: Ninfe marine;


Oreadi, Orodenniadi o Orestiadi: Abitavano le montagne;


Potamidi: Ninfe dei Fiumi;


Uranie: Abitavano i cieli;


Le Ninfe dei luoghi prendono nome dal luogo che abitano.

Questo elenco, come anche l’immagine, non è completo, nei prossimi articoli esploreremo meglio e più approfonditamente il mondo delle Ninfe, la loro classificazione, le loro storie e virtù.  

Vaticinio, Profezia e “super poteri”

Le Ninfe, soprattutto quelle delle acque, si ritiene avessero la capacità vaticinio e profezia. Spesso coloro che si abbeveravano alle loro acque potevano acquisire questo dono. Non solo per mezzo delle acque le Ninfe potevano ispirare gli uomini per mezzo della “possessione” e posseduti dalle Ninfe, detti dai Romani lymphatici o lymphati, potevano essere i pazzi, i veggenti e i poeti.

Alcune Ninfe come ad esempio le Naiadi sembra fossero in grado di curare e guarire.

Il culto

Alle Ninfe nell’antica Grecia era riservata una forma di culto privato o familiare, non si hanno notizie di culti pubblici. Solitamente il culto alle Ninfe era reso nei luoghi dove si pensava abitassero e spesso luogo d’elezione per le pratiche rituali erano le grotte.

Nel mondo romano le Ninfe avevano un culto pubblico, solitamente associate ad autoctone divinità delle sorgenti e le loro feste furono inglobate nelle celebrazioni tributate al dio Fontus. Queste celebrazioni avevano luogo il 13 ottobre con la festa delle Fontinalie, si riempivano le fontane con fiori e adornavano i pozzi. I templi dedicati alle Ninfe prendevano il nome di Ninfeo, spesso erano delle grandi fontane.  Nei ninfei venivano anche celebrati i matrimoni. Prendeva nome di Ninfagogo colui che, il giorno delle nozze, prendeva la sposa dalla casa paterna e la conduceva a quella dello sposo.

In prevalenza le offerte votive alle Ninfe non erano cruente, era offerta della frutta, del miele, del latte; raramente agnelli o capretti.

Il vero “regno delle Ninfe”

Oltre la Natura, oltre il Mito potremmo affermare che il vero regno delle Ninfe è l’Arte, d’altronde è stato detto che sono ispiratrici: dalla Poesia alla Letteratura, dalla Pittura alla Scultura alla Musica.

Prima di chiudere

Delle Ninfe in generale e di alcune Ninfe in particolare come ad esempio: Aretusa, Calipso, Eco, Egeria Dafne, Galatea ti parlerò in alcuni prossimi articoli. Se ne hai piacere, fammi sapere se questa nuova impostazione dei post ti piace e se questo argomento ti affascina. Non dimenticare di condividere questo articolo con i tuoi amici e sui tuoi social.

   Gioia – Salute – Prosperità


sabato 1 maggio 2021

Tra sette segrete ed esoterismo: il volto nascosto di Hitler

tratto da "Il Giornale" del 4 gennaio 2021

Dietro all'ascesa al potere del Führer importanti movimenti esoterici. E anche autori insospettabili...

di Matteo Carnieletto

Nel 1792 la Rivoluzione francese ha raggiunto il suo culmine. In Europa sta nascendo un nuovo ordine e l'ancien regime sembra ormai un lontano ricordo. Sono, quelli, anni strani. Non solo per la politica ma anche per l'arte. Proprio in quel periodo, infatti, l'artista spagnolo Francisco Goya viene colpito da una strana malattia, "la cui natura però ci è ignota", scrive lo storico dell'arte Hans Sedlmayr ne La perdita del centro (Borla, 1967). Non è l'unico, però. "Siamo nei decenni" - prosegue l'autore austriaco - "in cui molti artisti vengono posseduti da forze demoniache". Goya è costretto a stare a letto per quasi un anno, paralizzato e continuamente tormentato da disturbi visivi. Uscito da questo inferno, dipingerà i "Sogni". I volti dei suoi personaggi si deformano. Non sono più uomini, ma demoni. "Nelle visioni dei 'Sogni' e dei 'Proverbi' compaiono tutte le deviazioni dell'elemento umano e gli attentati all'uomo e alla sua dignità; dèmoni in forme umane e, accanto ad essi, dèmoni allucinati di ogni specie: mostri, spettri, streghe, giganti, animali, lemuri, vampiri", nota Sedlmayr.

È proprio in quegli anni che riemergono incubi e teorie che si pensava fossero terminati nel Rinascimento e che, come nota James Webb ne Il sistema occulto (Iduna, 2019), ritornano alla luce e hanno il loro culmine nel periodo che va dalla sconfitta di Napoleone (1815) al 1848. Per Webb sono infatti tre le grandi "esplosioni di irrazionalità" nella storia dell'uomo: "'La crisi 'dell'anno zero', che denota il periodo sia precedente che successivo alla nascita di Cristo, quando un'ondata di speculazione magica sovrastò le conquiste del razionalismo greco", quella "del 'Rinascimento e della Riforma' e si riferisce al riemergere dell'irrazionale dopo il collasso della sintesi medievale" e, infine, quella che emerge tra il XIX e il XX secolo.

Ed è proprio seguendo queste crisi, che Giorgio Galli ha investigato le radici occulte del nazismo. In Hitler e l'esoterismo (Oaks editrice), il celebre politologo da poco scomparso sostiene infatti che l'esoterismo del Führer "comprende elementi molto anteriori al cristianesimo, quali la stessa dottrina occulta del Terzo regno, anticipazione del Terzo Reich".

L'esoterismo dei circoli che formeranno Hitler si forma infatti con "Clemente Alessandrino il quale, negli Stromati, propone una lettura criptica dei Vangeli che, attraverso il misticismo e le mistiche (come Margherita Porete), giunge alla Società Thule. (...) Qui si formano, appunto, in questa cultura esoterica, gli ufficiali aristocratici che, attorno e con la guida di Von Stauffenberg, prima aiutano Hitler a giungere al potere e poi cercano di eliminarlo (luglio 1944) quando la 'sua' guerra sta portando alla rovina il loro Terzo Regno (Terzo Reich), pensato millenario, che sperano di salvare mediante un'intesa con loro omologhi (aristocratici esoteristi) vicini alla Corte inglese coi quali Hess aveva cercato di prendere contatto sin da maggio 1941".

Nella prefazione a libro di Lord Beaverbrook, Un nazista sul trono d'Inghilterra (Oaks editrice), Galli nota infatti che molto probabilmente Edoardo VIII, il sovrano britannico affascinato dal Führer, potesse "essere il punto di riferimento di circoli della tradizione esoterica collegati a quelli del Terzo Reich (Wally Simpson era un'esperta di magia sessuale, 'magia rossa', e un rapporto dei servizi segreti inglesi informava che Edoardo seguiva una terapia con Alexander Cannon, occultista ed esperto di magia nera". La rete esoterica che aveva sostenuto Hitler (per poi scaricarlo) era infatti molto più ampia di quanto si potesse pensare e superava i confini nazionali.

L'Operazione Valchiria, ovvero il tentativo del 20 luglio del 1944 per eliminare Hitler e avviare un colpo di Stato in grado di salvare la Germania, "ha pieno successo (con l'arresto del vertice delle SS) solo a Parigi, ove sono contemporaneamente presenti Gurdjieff, Pauwels, Jünger (tra gli ispiratori del complotto) e i collaboratori di Rosenberg". Tutti e quattro sono importanti esoteristi. Gurdjieff, nota Galli, "è un autentico maestro dell'esoterico, e non un ciarlatano, ma opera nella nascente società dello spettacolo"; Pauwels scrive, "da un punto di vista occulto", Il mattino dei maghi in cui sostiene che Hitler fosse mosso da idee "eccentricamente mistiche e cosmologiche"; Jünger scriverà Le scogliere di marmo per cercare di evitare la guerra con la Gran Bretagna; Rosemberg non solo è uno dei motori del nazionalsocialismo, ma anche uno dei sostenitori del "'partito esoterico della pace, quel settore del vertice nazionalsocialista che voleva evitare la guerra, perché la temeva su due fronti".

All'interno del Reich, dunque, non era solo Hitler a muovere i fili. Il Führer, però, sentiva di essere guidato da un destino superiore. Aveva la certezza di rispondere a un ordine più alto, dove magia e occultismo si mescolavano. Per creare uno dei più grandi demoni del XX secolo.

sabato 24 aprile 2021

Un atlante per viaggiare nei misteri dell'antichità

tratto da "Il Giornale" 13 Dicembre 2020

Massimo Polidoro accompagna il lettore tra fatti ed enigmi della Storia in tutto il pianeta 

di Matteo Sacchi

«Il passato è una terra straniera». Così inizia un celebre romanzo di Leslie Poles Hartley, e la frase è diventata giustamente famosa perché concentra in poche parole molti concetti diversi. Il fatto che il passato e la storia ci restino per certi versi inconoscibili, il fatto che ci incuriosiscano sempre come un viaggio in luoghi esotici, il fatto che il passato ci è straniero e per capirlo va sempre tradotto...

Ecco, tutti questi concetti convivono e fanno da filo rosso al libro di Francesco Bongiorni e Massimo Polidoro da poco uscito per i tipi di Bompiani: Atlante dei luoghi misteriosi dell'antichità (pagg. 158, euro 25). Il testo è molto divulgativo, spazia per tutti i continenti e un numero incredibile di secoli, con le illustrazioni di Bongiorni che fanno buona compagnia alla prosa sempre chiara del segretario del Cicap.

Può essere un bel regalo, da mettere sotto l'albero, per ragazzi curiosi ma anche una piccola Wunderkammer per adulti che vogliano esplorare alcune delle meraviglie archeologiche della Terra dal divano. O anche avere a che fare con luoghi o chimere che esistono solo nella nostra fantasia, ma che qualche esploratore continua a cercare con ostinata pervicacia.

Qualche esempio.

Polidoro vi porterà sulle tracce dell'esercito perduto di Cambise. Secondo Erodoto, correndo l'anno 524 a.C. il re persiano Cambise II, ormai diventato anche sovrano d'Egitto, per atto di conquista decise di dare una bella sistemata agli Ammonii che abitavano il deserto libico. Mandò contro di loro 50mila uomini. Ma una improvvisa tempesta di sabbia li ingoiò tutti. Favola o realtà? Gli storici di oggi considerano il numero di 50mila una esagerazione dello storiografo greco, ma libici ed egiziani conoscono bene il Khamsin, il vento del deserto che può soffiare anche 50 giorni. Anche oggi può far sparire una intera carovana. E nel 2000 una spedizione archeologica ha rinvenuto su uno dei possibili percorsi dell'armata punte di freccia, bardature, pugnali, bracciali... Sono sicuramente antichi manufatti persiani. Dell'esercito perduto? Forse i persiani si sono spinti più volte in quel deserto, però in questo caso la leggenda ha un chiaro fondo di verità.

Come l'ha anche l'esistenza dell'antica terra di Punt in cui gli egiziani si rifornivano di incenso e merci pregiate più di 3500 anni fa. Sotto il regno della regina Hatshepsut (1513 - 1458 a.C.) venne inviata una spedizione in queste terre a sud del Mar Rosso. Tutto raccontato e disegnato in un tempio a lei dedicato. Ci sono immagini delle merci comprate, del sovrano di Punt, descrizioni delle incredibili ricchezze di quel regno, immagini degli abitanti che fisicamente sembrano essere simili agli egizi... Ma questo antico «paradiso» commerciale non è mai stato trovato e gli archeologi vanno ancora a caccia di esso dalle parti del Corno d'Africa.

Anche l'Europa è piena di luoghi misteriosi, perfino più antichi. Largo spazio Polidoro dedica alla grotta di Lascaux, conosciuta anche come «la Cappella Sistina del Paleolitico». All'interno di questa cavità, scoperta per caso nel 1940, sono conservati centinaia di disegni realizzati tra i 18mila e i 17mila anni fa da uomini di Cro-Magnon. Siamo certi che la caverna non venne mai abitata, i nostri antenati scendevano laggiù solo per dipingere. Un modo per propiziare la caccia? I resti fossili della zona dimostrano che la preda principale dei Cro-Magnon del luogo era la renna. Su mille animali dipinti sulle pareti, nessuno è una renna. Quindi il mistero meraviglioso permane. Una popolazione che doveva lottare per sopravvivere ogni giorno si è presa il tempo per creare rappresentazioni meravigliose di cui non riusciamo a capire lo scopo, ma solo apprezzare la bellezza.

Come è un mistero scoperto relativamente di recente quello del sito di Göbekli Tepe in Turchia. Le prime grandi costruzioni umane a scopo di culto erano tradizionalmente considerate le ziggurat sumere, la cui costruzione inizia nel 4500 avanti Cristo. Bene, a Göbekli Tepe c'è un tempio circolare di pietra - un'area di 500 metri quadrati con lastre calcaree di 7 metri e pesanti 16 tonnellate - vecchio di 9500 anni. La storia della civiltà, in pratica è da riscrivere. Anche perché pare che i costruttori del tempio fossero ancora cacciatori nomadi (100mila ossa di gazzella sono state rinvenute nel sito), quindi il tradizionale assunto agricoltura, sedentarietà, nascita dei templi e dello stato, è messo in discussione.

Ma questi sono solo alcuni dei luoghi o dei miti che finiscono sotto la lente di Polidoro: l'Isola di Pasqua, le navi di Caligola a Nemi, Palenque, Axum e l'arca perduta, Ayers Rock in Australia... Se il passato è una terra straniera, a volte serve un Baedeker per andarci, e questo atlante lo fornisce, e alimenta la curiosità di viaggiare.


giovedì 15 aprile 2021

L'illusione di un tempo che non esiste

tratto da "Il Giornale" del 6 Settembre 2020 

L'uomo si attacca al tempo e fatica a capirne l'inesistenza. Con i suoi film Christopher Nolan ci mette davanti a questa vertigine e ai nostri limiti

di Andrea Indini

Alla base di tutto c'è l'algoritmo. Impalpabile, dunque. Ma non per Christopher Nolan che riesce a pensare anche una formula fisica. Chi l'ha realizzata, l'ha anche resa materiale affinché non possa essere duplicata e copiata. Si tratta di una scatola nera con una sola funzione: l'inversione del mondo come lo conosciamo attraverso l'inversione del tempo. Il tempo, appunto. È il chiodo fisso del regista inglese che nel suo ultimo film Tenet, nelle sale cinematografiche in questi giorni, cerca ancora una volta di sondare e, ancora una volta, ci dimostra quanto sia vacuo. Perché, come scrisse Albert Einstein dopo la morte di Michele Besso, "le persone che credono nella fisica sanno che la distinzione fra passato, presente e futuro non è altro una persistente cocciuta illusione".

L'illusione dello scorrere del tempo

Con questa "cocciuta illusione" Nolan continua a farci i conti. Lo fa sin da quando ha iniziato a mettersi dietro a una telecamera. Prima, quando nel 2000 è uscito Memento, ha fissato l'immobilità del tempo rendendolo sempre simile a se stesso, bruciato da una memoria che non funziona. Poi, nel 2010 con Inception, lo ha dilatato all'inverosimile attraverso "sogni condivisi" in cui si possono innestare ricordi finti o cancellarne di veri ma si deve anche fare i conti col fatto che i secondi e i minuti si dilatano interi anni. Fantascienza? Mica tanto. Fin qui si era limitato a una disamina del tempo nel rapporto con la mente. Ma, quando nel 2014 esce Interstellar, eccolo fare i conti con l'universo.

"Un tempo, per la meraviglia, alzavamo al cielo lo sguardo sentendoci parte del firmamento - dice Cooper - ora invece lo abbassiamo preoccupati di far parte del mare di fango". Ebbene, ci accorgiamo che il tempo non esiste. Come spiega molto bene Carlo Rovelli in L'ordine del tempo (Adeplhi), con l'aumentare delle nostre conoscenze si è presto capito che tutti gli aspetti caratteristici del tempo sono "approssimazioni, abbagli alla prossimazione", esattamente come il moto del Sole o la piattezza della Terra. "Il crescere del nostro sapere ha portato a un lento sfaldarsi della nozione di tempo - scrive il fisico che all'università di Aix-Marseille dirige un gruppo di ricerca in gravità quantistica - quello che chiamiamo 'tempo' è una complessa collezione di strutture, di strati".

Il tempo non esiste

In Interstellar Nolan fa a pezzi tutti questi "strati" non solo inventandosi un cunicolo spazio-temporale, ma portandoci all'interno di un buco nero, di una singolarità dove passato, presente e futuro collassano su loro stessi. Una vertigine inimmaginabile per la mente umana che a fatica riesce ad afferrare questo limite. Un limite che ci fa storcere il naso non appena ci troviamo a dover accettare che il tempo passa più lentamente in basso e più velocemente in alto.

È il classico esempio del gemello che abita in montagna e invecchia più velocemente rispetto a quello che trascorre tutta la vita in città. Una stranezza. Ma, se prendiamo un pianeta o una stella molto più concentrati, ecco che faremmo tantissima fatica a comprendere (o comunque anche solo ad accettare per postulato) che lì dentro, in quel buco nero, il tempo smette del tutto di scorrere. Se potessimo anche solo avvicinarci al bordo di questa singolarità, vedremmo passare pochi secondo mentre nel resto dell'universo si brucerebbero milioni di anni in un solo soffio. Una verità che Einstein è riuscito ad afferrare ancor prima che venissero effettivamente scoperti i buchi neri e che ovviamente Nolan posse costruirci attorno un capolavoro. A quel "cuore di tenebra" il regista dà un nome, Gargantua, e lo varca

L'inversione del tempo

Se il tempo esiste solo nella mente degli umani, allora si può frantumare e finanche invertire. È questo il presupposto di Tenet in cui Nolan immagina una guerra ancor più devastante dell'olocausto nucleare dove l'entropia degli oggetti e delle persone va al contrario. Una sorta di guerra fredda temporale dove i positroni vengono concepiti come elettroni che si muovono indietro nel tempo. Fantascienza? Anche qui: mica tanto. Per rendere la sceneggiatura verosimile, il regista l'ha fatta rileggere al fisico Kip Thorne, uno dei massimi esperti di relatività generale, e ha scomodato Richard Feynman e John Archibald Wheeler, i due fisici che nel 1940 hanno elaborato la teoria dell'azione a distanza, secondo cui le soluzioni delle equazioni del campo elettromagnetico non variano se sottoposte a un'inversione temporale. Senza una direzione preferenziale del tempo non ci può essere nemmeno una distinzione tra il passato e il futuro. E così, dal futuro, ecco arrivare nel passato un'arma talmente potente (l'algoritmo, appunto), da essere "spacchettata" in nove parti e nascosta in nove differenti siti nucleari. Messe insieme, l'inversione può essere totale: a mano a mano che si inverte l'entropia di un numero maggiore, le direzioni del tempo si fanno sempre più intrecciate sino a collassare e a creare un'altra realtà. Un'altra realtà comunque schiava di questa variabile che la fisica quantistica non concepisce più come essenziale per descrivere quanto accade.