Visualizzazione post con etichetta manlio triggiani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta manlio triggiani. Mostra tutti i post

martedì 11 giugno 2013

Re Artù passò di qui -Le ultime scoperte,tra leggende e verità

tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 22/7/2001

La leggenda del Re si lega a quella del Graal
Alcune tracce nella Basilica di Bari e nella cattedrale di Otranto

di Manlio Triggiani

Re Artù in Puglia? Le tracce ci sono. Non soltanto la materia di Bretagna, dove si parla appunto di Re Artù e dei dodici cavalieri della Tavola rotonda, è anticipata di un secolo almeno nell’archivolto dei leoni della Basilica di San Nicola di Bari. E questo già è un dato misterioso, soprattutto perché si tratta di una materia di rilievo nordico presente a Bari. Ma tracce ci sono anche a Otranto, porto di grande importanza nell’antichità e nel Medioevo, da dove partivano le navi del crociati dirette in Terrasanta. Punto terminale della via Traiana, fu più volte assalita dalla flotta turca e, nel 1480, sotto i1 comando di Achmed Pascià, conquistata. Vescovo, clero e popolo furono massacrati nel duomo. Due giorni dopo, il 14 agosto, sul collo della Minerva, furono decapitati 800 prigionieri superstiti, poi passati alla storia come i Martiri d’Otranto. La pietra delle decapitazioni e gli ossari delle vittime sono conservati nella cappella dei martiri della cattedrale. Una cattedrale testimone, quindi, di orrendi massacri, sul cui pavimento, realizzato con un grande mosaico di rara bellezza, c’era (e c’è) l’immagine dire Artù.
Il mosaico rappresenta l’albero della vita che si richiama ad antiche tradizioni sapienziali, fra cui quella ebraica. Secondo una leggenda, re Artù guarderebbe una porta e nel guardarla indicherebbe l’accesso a un luogo segreto dove egli riposò tre giorni e tre notti prima di affrontare un combattimento. Forse, si dice, si tratterebbe di una grotta nei pressi del castello di Otranto.
Ma dove è situato, nel mosaico, re Artù? E’ fra i personaggi dell’antico Testamento, in groppa al suo cavallo, con lo scettro, la corona, i calzari a punta. Il Frate Pantaleone realizzò, fra i1 1163 e il 1165, i1 pavimento musivo con un messaggio di carattere cristiano universalista, come in seguito fecero Gioacchino da Fiore, Pietro Abelardo, Bernardo di Chiaravalle. Gli alberi della vita sono tre e si snodano lungo le tre navate della cattedrale. I1 più importante è quello della navata centrale che poggia su due elefanti indiani che raffigurerebbero il Vecchio e il Nuovo Testamento. L’albero simboleggerebbe i1 Cristo (ma molteplici sono le interpretazioni a seconda delle tradizioni cui si fa riferimento) e fra i rami dell’albero sono rappresentati pagani, musulmani, ebrei, cristiani e personaggi della Bibbia: Noè, Abramo, re Salomone e la regina di Saba, A1essandro Magno, in Artù e tutto il creato: angeli, piante, animali. Insomma, l’albero come summa, come punto di incontro fra l’uomo e Dio.
Ma secondo un’altra lettura del mito di re Artù, Frate Pantaleone inserì questo personaggio in quanto richiama la ricerca del Graal, secondo il duplice significato di vaso sacro, simbolo di fede, e libro di pietra, simbolo di conoscenza. Nel XII secolo ricomparve la leggenda del Graal nella versione cristiana di vaso sacro che Gesù Cristo avrebbe utilizzato nell’ultima Cena o vaso sacro nel quale Giuseppe d’Arimatea raccolse i1 sangue fuoriuscito dal costato di Gesù. E la cerca del Graal ricorre nella letteratura della materia di Bretagna in quanto era uno dei maggiori ideali cavallereschi (si veda, di autori vari, il codice segreto del Graal; edito da Newton e Compton e, sempre di autori vani, Luce del Graal dalle edizioni Mediterranee). E si richiama a una simbologia molto particolare: il re Artù, come si vede nel mosaico, combatte contro un gatto. Per ritrovare il Graal bisognava essere puri e, come gli autori del Medioevo hanno tramandato, re Artù non era puro e perciò fu assalito dal gatto di Losanna, simbolo del male, del peccato. Proprio sotto le zampe posteriori del cavallo di re Artù, nel mesaico,si vede l’esito della lotta: re Artù viene disarcionato e ucciso dal felino. Sopra il re c’è un personaggio nudo, che rappresenta l’uomo puro, nuovo: si tratta di Galaad che nasce dalla morte di Artù ed è destinato a conquistare il Graal. Dal punto di vista della tradizione cristiana Artù e i dodici cavalieri simboleggiano Gesù e i dodici apostoli, Gesù, del resto, venne "per salvare l’uomo ma si addossò il peccato e da esso fu ucciso". Artù e Galaad, quindi, rappresenterebbero la morte e la rinascita, la cerca e il ritrovamento (su questo si veda di Gardner, Le misteriose origini dei re del Graal, edito da Newton Compton).
Otranto era i1 punto di incontro fra le civiltà latina e greca. Poi segui l’invasione longobarda e la città rimase fedele ai bizantini, ma la successiva occupazione normanna riaffermò la cultura occidentale senza cancellare quella greca. Un crogiuolo di culture simili, europee, che arricchirono questa importante città e la sua cattedrale, la più orientale d’Italia.

sabato 27 aprile 2013

La Tradizione e le tradizioni

Tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 4 aprile 2004

di Manlio Triggiani

La maggior parte delle opere di René Guénon, il famoso e fecondo filosofo tradizionalista francese, è stata pubblicata in Italia ma restano ancora da conoscere numerosi suoi scritti. Infatti Guénon, morto nel 1951, durante tutta la vita scrisse molti testi di metafisica, di simbolismo e di storia delle religioni. Di questi, parecchi furono stampati sulle più disparate riviste e spesso senza firma, con pseudonimi o con il suo nome islamico dopo la conversione all’Islam. Ora, appaiono in volume alcuni saggi mai pubblicati in italiano (La Tradizione e le tradizioni, a cura di Alessandro Grossato, Edizioni Mediterranee, pp. 230, euro 13,90) su temi che spaziano dal Dalai Lama al Buddismo, da Cristo a Mormonismo, dal Sufismo all’Animismo. Il titolo della raccolta sintetizza il senso della "Tradizione" primordiale, unica, immutabile, e i suoi adattamenti nel tempo.


domenica 7 ottobre 2012

Cos’è la "triplice cinta"

Tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 18 luglio 2002

di Manlio Triggiani
 


Che significato ha la triplice cinta, presente in tutta Europa, con un simbolismo che aveva una forte caratterizzazione pagana e, in seguito, è stato assunto come simbolo cristiano della Chiesa? René Guénon ha spiegato il simbolismo ricordando che la triplice cinta druidica è una rappresentazione forse di tre gradi di iniziazione, presenti in tutte le scuole antiche nelle consorterie religiose. Insomma, si tratterebbe della rappresentazione della gerarchia.

Oppure, secondo la tradizione celtica, si tratterebbe dei tre cerchi o quadrati che indicano la vita, l’esistenza. Inoltre, le strisce a croce che collegano le tre cinte, sarebbero i livelli di insegnamento, tre canali attraverso la dottrina tradizionale, i saperi, che si comunicano da una parte all’altra.

La parte centrale della figura, quindi, rappresenterebbe il sapere, il punto più alto, il sapere supremo, che viene distribuito verso il basso. La parte centrale è quindi la fonte di insegnamento, come sosteneva lo stesso Dante.