domenica 11 luglio 2021

Quantic Touch: seminario di due giorni sul “tocco che cura”

Prosegue, a ritmi serrati, l’attività di Quantum Centre, centro polispecialistico di medicina naturale e dell'energia che promuove e diffonde  una visione sincretica e sinergica delle discipline mediche ed olistiche fondata sulla multi-dimensionalita' dell'essere umano.

Venerdì 30 e sabato 31 luglio, presso l’hotel Salus Terme, si terrà un seminario di due giorni sul Quantic Touch, il tocco che cura.

Quantic  Touch e' una disciplina olistica fondata da Elisabetta Crivellaro in America: grazie a

nuove modalità di meditazione, di respiro, di percezione e utilizzo dell’energia ed attraverso

l’impiego delle proprie mani, le persone imparano a operare energeticamente su se stesse

per migliorare il proprio stato di salute fisico, mentale ed emozionale.

Si tratta di una metodologia alla portata di tutti, anche dei bambini, facile da apprendere e senza  effetti collaterali e, soprattutto, che non interferisce con l’assunzione di farmaci per la cura di patologie mediche poiché si basa sull’uso delle mani per ridurre e rimuovere i dolori.

E’, in definitiva, un metodo di guarigione naturale che funziona con l'energia vitale del corpo, insegnando, alle persone, come focalizzare, amplificare e dirigere questa energia, per una vasta gamma di interventi con risultati incredibili.

Nei due giorni di corso gli operatori specializzati insegneranno come utilizzare le mani ed il respiro per aumentare le frequenze energetiche e sviluppare le potenzialità di auto-guarigione del proprio corpo.


Informazioni ed iscrizioni : quantumcentre.vt@gmail.com, www.quantumcentre.it

INFOLINE 339 300 28 20 dott.ssa Cinzia Nasuti Resp.Sviluppo e Gestione Progetti. 


sabato 26 giugno 2021

Alice nel Paese delle Meraviglie: un'analisi simbolica

di Redazione


Vi presentiamo il nuovo libro di Vito Foschi "Simboli e misteri nelle Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio", in cui procede ad un esame simbolico dei due racconti dedicati al personaggio di Alice inventato da Lewis Carroll, alias Charles Lutwidge Dodgson.
Il libro si apre con l'analisi de "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie" che nell'interpretazione data dall'autore diventa un viaggio iniziatico alla ricerca della vera natura del Sè per poi proseguire con l'esame simbolico di "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò" in cui la partita di scacchi in cui è impegnata la piccola Alice è la partita della vita per ricongiungere gli opposti e la scacchiera microcosmo che rispecchia il macrocosmo.
Il libro si chiude con un'appendice composto da tre saggi in cui Vito Foschi esamina il simbolismo del gioco, quello degli scacchi e quello dello specchio.
Il libro è di facile lettura e di piccola paginazione che ne agevolano la lettura. La copertina scelta dall'autore mostra Alice con una chiave in mano che solleva una tenda(velo) dove si scorge una porticina: un'immagine quantomeno simbolica.
Vi consigliamo la lettura di questo breve saggio.

 

lunedì 21 giugno 2021

XI Convegno di Ufologia città di Pomezia

Il prossimo 4 luglio ci sarà la nuova edizione del Convegno di Ufologia città di Pomezia, sempre organizzato dalla dott.essa Francesca Bittarello, che avrà al solito importati ospiti, fra i più importanti esperti delle tematiche ufologiche. Vi segnaliamo alcuni nomi, come quello di Adriano Forgione direttore della rivista Fenix, del Gen. Domenico Rossi già Sottosegretario di Stato alla Difesa che parlerà in merito alle recenti rivelazioni del Pentagono. Il luogo del convegno è sempre il Simon Hotel a Pomezia. Per maggiori informazioni potete collegarvi al seguente link:

www.convegnoufologiapomezia.it

Ricordiamo il libro della dott.essa Bittarello "Ufo gli archivi inediti", (Luxco Editions) uscito nello scorso anno.


sabato 29 maggio 2021

L'esoterismo cristiano degli antichi capolavori nordici

Tratto da "Il Giornale" del 2 Gennaio 2015

di Gianfranco De Turris


L'arte ermetica di Dalmazio Frau (Arkeios, pagg. 160, euro 18,50) non è certo il primo testo dedicato ai rapporti fra l'alchimia e la pittura (basti pensare ai fondamentali studi di Maurizio Fagiolo e Maurizio Calvesi), ma certamente possiede caratteristiche che altri non hanno. Intanto l'autore, che non è soltanto uno storico dell'arte, ma egli stesso pittore e illustratore, e che in più ha diffuse conoscenze su occulto, magia ed esoterismo, tanto da aver scritto diversi libri in merito. Caratteristiche che gli permettono di affrontare il tema in maniera approfondita tecnicamente e teoricamente. Inoltre il tema, che non è generico ma circoscritto riferendosi a quattro artisti fra il Quattrocento e il Cinquecento, in bilico tra fine del Medioevo e inizio del Rinascimento, ognuno rappresentato da una sua opera significativa. E tutti di area fiammingo-tedesca. Esattamente Bosch (Il Giardino delle Delizie), Van Eyck (L'adorazione dell'agnello mistico), Dürer (l'incisione Melancolia I), Brueghel (Il Trionfo della Morte).

Frau parte dalla vita dell'artista, poi inquadra la sua pittura in generale e infine effettua una minuziosa analisi dell'opera scelta a rappresentarlo. Analisi che è su vari piani: estetico-pittorico, simbolico, ermetico-alchemico, magico-occulto, religioso. Non sono trascurati altri riferimenti che man mano s'incontrano nei particolari pittorici: quello storico, quello antropologico e culturale, e anche quello dell'importanza della committenza, secondo le recenti tendenze della critica d'arte.

Il risultato è un affresco approfondito e in certe occasioni del tutto impensato, che inquadra i quattro capolavori nel loro tempo e in una visione molto particolare dell'arte nel XV e XVI secolo, appunto quella ermetica.

Bosch, Van Eyck, Dürer e Brueghel sono per l'autore tutti rappresentanti di un esoterismo cristiano che spesso si opponeva alla Riforma luterana, esponenti di un modo d'intendere l'opera dell'artista come espressione di un impegno non soltanto culturale ed estetico, quanto soprattutto religioso e sacro, come ben sottolinea Claudio Lanzi nella sua introduzione al libro. Essi vivevano in un tempo terribile, segnato da guerre e pestilenze, da soperchierie e violenze di ogni genere che traspaiono dai loro dipinti, specie quelli di Bosch e Brueghel. Un'epoca apocalittica in ogni senso, dove si pensava che fosse veramente vicina la «fine del mondo». Essendo però edotti della scienza ermetica inserivano nelle loro opere una miriade di elementi esoterici che Frau mette in evidenza, spesso con importanti excursus di approfondimento: notevole quello dedicato alla Danza Macabra e/o Caccia Selvaggia, tema poco noto in Italia, ma fondamentale per capire lo spirito di quel tempo tremendo. Oppure quello sul senso della Morte e la sua rappresentazione non solo in pittura, ma anche nella letteratura coeva. I quattro artisti e le quattro opere, peraltro notissime, coprono un arco di meno di un secolo e quindi illustrano in modo compatto l'atmosfera di quei tempi nel Nord Europa, con molti riferimenti e raffronti con la pittura italiana contemporanea a loro, che si indirizzava su versanti diversi, anche se quasi tutti i quattro effettuarono viaggi in Italia considerata allora terra d'arte per eccellenza.

Un saggio, piacevole e ben scritto, dotto ma non pedante, che conduce il lettore curioso o solo di arte o solo di esoterismo in territori poco esplorati ma affascinanti.


mercoledì 19 maggio 2021

Sul re del rock anche un libro esoterico

tratto da "Il Giornale" del 2 Gennaio 2006

«L'ultimo cavaliere» studia il legame tra i suoi testi e la spiritualità. Per i fan c'è «Scrapbook»

di Antonio Lodetti

Parafrasando una famosa canzone di Paul Simon, Bob Dylan fu uno di quelli «in viaggio alla ricerca dell’America». Poi lui stesso divenne l’America, il suo costume. Così, da sognatore ispirato dal blues di John Lee Hooker e dalle concioni di Sis Cunningham e Gordon Frieser, Dylan è diventato inesauribile oggetto di saggi, ricerche, un’inesauribile fonte di studio e commercio. Solo quest’anno c’è da sbizzarrirsi. Ottimo il documentario autobiografico di Martin Scorsese No Direction Home, bello sia dal punto di vista cinematografico che da quello critico, in cui racconta un volto prosaico di Dylan che non è piaciuto ad alcuni fan troppo idealisti. Altrettanto interessante il doppio cd (omonimo titolo) che lo accompagna con un inedito blues (la prima vera incisione effettuata da Bob all’università su un registratore) e versioni inedite di classici.

Negli anni Sessanta un fan assatanato si appostava sotto casa di Bob per rubare sistematicamente la sua spazzatura, di cui faceva collezione. Oggi correrebbe in libreria a comprare The Bob Dylan Scrapbook: 1956-1966. «Scrapbook», Ovvero il libro dei ritagli, affianca ad una avvincente lettura una valanga di «reperti archeologici» imperdibili per il dylanologo doc. Ci sono poster e locandine dei suoi primi concerti al Greenwich Village, curiosi articoli, adesivi pubblicitari, biglietti manoscritti (fedelmente riprodotti come gli originali) che raccontano la prima parte della carriera del cantautore.

Con Bob Dylan l’ultimo cavaliere lo studioso di esoterismo Nicola Menicacci affronta Dylan da un lato inedito. L’autore, studiando filologicamente i testi (del periodo 1974 - ‘89) ne racconta la visionaria spiritualità. Decrittando il codice simbolico di Dylan rivela in brani come Tangle Up In Blue la storia della Maddalena, in Street Legal quella di Salomè e cerca di dimostrare che il cantautore conosceva i segreti delle opere di Leonardo che portarono fortuna al Codice da Vinci di Dan Brown. «Quando avrò 90 anni e mi vorrai vedere, mi troverai da qualche parte su un palco», confidava Dylan che tutto l’anno in tour (il «tour senza fine») e Never Ending Tour: Anni di luce e ombra di Paul Williams descrive quest’esperienza di strada con foto, riflessioni, interviste ad amici compianti come Jerry Garcia e Laura Nyro.



sabato 15 maggio 2021

Chi erano le Ninfe?

in collaborazione con l'autore Michele Leone

tratto da: https://micheleleone.it/chi-erano-le-ninfe/

Introduzione al magico mondo delle Ninfe

   E poi la Terra il Cielo generava, gemmato figlio – il primo – eguale a lei: che tutta la involgesse intorno e fosse soglio che mai vacilla dei beati; poi gli alti monti, diletti rifugi delle divine Ninfe che s’inselvano fra i giochi frastagliati a precipizio; e partorì – insondabile distesa – il Mare che gonfiando d’onde infuria, senza poter saggiare il dolce amore.

(Esiodo, Teogonia)


Chi erano le Ninfe?

Le Ninfe nella mitologia classica – prima greca e poi romana – erano divinità minori o secondarie abitanti, per alcuni custodi, il mondo naturale in ogni sua manifestazione. Avevano un aspetto affascinante, giovani procaci, sensuali e dagli abiti succinti. È possibile dividere le Ninfe in alcune categorie, una suddivisione può essere ad esempio quella per elemento naturale: acqua, terra ecc.

Le Ninfe solitamente erano benigne verso gli esseri umani, alcune volte potevano anche concedere il loro amore ad un uomo, altre volte potevano provocare problemi ed essere pericolose.

“Le Ninfe, in particolare, sono onnipresenti. Tutti i regni della natura appartengono al dominio di queste creature affascinanti e misteriose, inafferrabili e inquietanti. A volte posso no apparire dolcissime e benevole, altre volte la loro potenza si manifesta in forme terribili e oscure. Spesso sono legate al- le acque: alle sorgenti, ai fiumi o all’enigma infinito del mare, sia nella sua superficie iridiscente sia nelle sue più insondabili profondità. Il loro volto può comporsi in uno specchio d’acqua, apparizione arcana che incanta gli uomini e li trascina in un mondo segreto e fuori dal tempo. Ma altre volte le Ninfe abitano gli alberi o le montagne, nascoste dentro un tronco o nell’intrico di una selva. Le Ninfe, insomma, non frequentano le strade delle città. Vivono al di fuori del mondo civile, dentro orizzonti selvaggi in cui l’uomo non può più sentirsi protetto come membro di una società e rischia anche di perdere se stesso, di vedere svanire la propria identità individuale.” (in Giorgio Ieranò, Demoni, mostri e prodigi, l’irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Sonzogno, Venezia 2017, 1a ed. digitale).


Quanti tipi di ninfe esistono?



infografica su alcuni tipi di Ninfe


Auloniadi e Napee: Abitavano i Boschi e le valli;


Coricidi; Abitavano le grotte e gli antri;


Crenee, Naiadi o Pegee: Ninfe delle fontane;


Amadriadi e Driadi: Abitavano le foreste;


Efidriadi: Ninfe delle acque;


Epigee: Ninfe terrestri;


Linnadi: Abitavano nei pressi dei laghi o degli stagni;


Naiadi: Ninfe delle Fonti d’acqua, laghi e fiumi;


Nelie: Ninfe dei prati;


Oceanidi o Nereidi: Ninfe marine;


Oreadi, Orodenniadi o Orestiadi: Abitavano le montagne;


Potamidi: Ninfe dei Fiumi;


Uranie: Abitavano i cieli;


Le Ninfe dei luoghi prendono nome dal luogo che abitano.

Questo elenco, come anche l’immagine, non è completo, nei prossimi articoli esploreremo meglio e più approfonditamente il mondo delle Ninfe, la loro classificazione, le loro storie e virtù.  

Vaticinio, Profezia e “super poteri”

Le Ninfe, soprattutto quelle delle acque, si ritiene avessero la capacità vaticinio e profezia. Spesso coloro che si abbeveravano alle loro acque potevano acquisire questo dono. Non solo per mezzo delle acque le Ninfe potevano ispirare gli uomini per mezzo della “possessione” e posseduti dalle Ninfe, detti dai Romani lymphatici o lymphati, potevano essere i pazzi, i veggenti e i poeti.

Alcune Ninfe come ad esempio le Naiadi sembra fossero in grado di curare e guarire.

Il culto

Alle Ninfe nell’antica Grecia era riservata una forma di culto privato o familiare, non si hanno notizie di culti pubblici. Solitamente il culto alle Ninfe era reso nei luoghi dove si pensava abitassero e spesso luogo d’elezione per le pratiche rituali erano le grotte.

Nel mondo romano le Ninfe avevano un culto pubblico, solitamente associate ad autoctone divinità delle sorgenti e le loro feste furono inglobate nelle celebrazioni tributate al dio Fontus. Queste celebrazioni avevano luogo il 13 ottobre con la festa delle Fontinalie, si riempivano le fontane con fiori e adornavano i pozzi. I templi dedicati alle Ninfe prendevano il nome di Ninfeo, spesso erano delle grandi fontane.  Nei ninfei venivano anche celebrati i matrimoni. Prendeva nome di Ninfagogo colui che, il giorno delle nozze, prendeva la sposa dalla casa paterna e la conduceva a quella dello sposo.

In prevalenza le offerte votive alle Ninfe non erano cruente, era offerta della frutta, del miele, del latte; raramente agnelli o capretti.

Il vero “regno delle Ninfe”

Oltre la Natura, oltre il Mito potremmo affermare che il vero regno delle Ninfe è l’Arte, d’altronde è stato detto che sono ispiratrici: dalla Poesia alla Letteratura, dalla Pittura alla Scultura alla Musica.

Prima di chiudere

Delle Ninfe in generale e di alcune Ninfe in particolare come ad esempio: Aretusa, Calipso, Eco, Egeria Dafne, Galatea ti parlerò in alcuni prossimi articoli. Se ne hai piacere, fammi sapere se questa nuova impostazione dei post ti piace e se questo argomento ti affascina. Non dimenticare di condividere questo articolo con i tuoi amici e sui tuoi social.

   Gioia – Salute – Prosperità