Blog dedicato ai misteri, esoterismo, antiche civiltà, leggende, Graal, Atlantide, ufo, magia
mercoledì 6 marzo 2013
Rivista gratuita: Secreta Magazine
www.secreta.eu
domenica 24 febbraio 2013
I misteri di Rennes le Château: intervista a Simone Leoni
di Vito Foschi
| Simone Leoni |
sabato 29 dicembre 2012
Il Natale cos'è
di Vito Foschi
Il 25 dicembre si festeggia la data di nascita di Gesù anche se i più non sanno che si tratta di una data arbitraria fissata a posteriori per sovrapporsi ad una festa pagana. La vera data di nascita di Gesù non è nota e nei secoli ci sono state svariate proposte ma mai nessuna conclusiva. La data del 25 dicembre è stata scelta da papa Giulio I nel 336, per sovrapporsi alla festività pagana Dies Natalis Solis Invicti (Il giorno natale del Sole Invincibile) festeggiato in tutto l'impero romano e nel resto d'Europa. Il 25 dicembre era inoltre anche una festività ebraica, in cui si festeggiava la restaurazione e la purificazione del tempio profanato da Antioco Epifane e porta il nome di "Hannukah" o festa della Dedicazione o festa delle Luci.
La Chiesa Cattolica ha spesso sovrapposto alle festività pagane le proprie per estirpare più velocemente le credenze pagane anche se come effetto collaterale parti di tali credenze si sono perpetuate sotto vesti cristiane. Così, per esempio, i vari santi che proteggono ogni attività umana non sono altro che una riedizione del pantheon greco-romano con i vari dei che sovrintendono alle varie azioni dei mortali.
La scelta di tale data potrebbe sembrare casuale, legata a contingenze, ma in realtà ha un profondo significato simbolico.
Il 25 dicembre è in prossimità del solstizio d'inverno ovvero del giorno in cui il sole illumina la terra per il tempo più breve all'anno. Le ore di luce iniziano a crescere da quella data per raggiungere il massimo al solstizio estivo il 21 giugno per poi tornare a diminuire fino al minimo del solstizio invernale.
Il solstizio d'inverno ha rappresentato una scadenza importante per tutti i popoli antichi la cui vita era scandita dalle stagioni e dai ritmi naturali. Sapere che le ore di luce tornavano a crescere e ci si avviava verso la primavera doveva essere una grande gioia. Avere più ore di luce significava aver più tempo per procurarsi il cibo o legna o comunque riuscire ad avere più ore attive. Non dimentichiamoci che non avevano un sistema di illuminazione ed in ogni caso illuminarsi aveva un costo.
Questo ciclo astronomico di crescita e decrescita delle ore di luce è stato accostato al passo del vangelo di Giovanni(3, 30) in cui San Giovanni Battista dice: "Bisogna che Egli cresca e che io decada". Così alla fase discendente del sole si è legato il Battista e a quella ascendente Gesù Cristo. Per completare il simbolismo astronomico, al solstizio estivo, giorno in cui le ore di luce sono al massimo ed inizia il ciclo discendente del sole, è stata fissata la festività di San Giovanni Battista. Un altro passo evangelico in cui si fa riferimento a Gesù come sole nascente è un passo del vangelo di Luca in cui Zaccaria padre del Battista profetizza il destino del figlio e la venuta del Signore:
"grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace"(Luca 1, 78-79)
Il solstizio d'inverno, inizio del ciclo di crescita delle ore di luce si presta bene all'idea di sole che sorge. La scelta della data di nascita di Gesù per quanto a prima vista potrebbe sembrare arbitraria è invece carica di simbolismo tale da far pensare quasi naturale che il Signore non potesse che nascere in quella data
sabato 22 dicembre 2012
Sagrada Familia, l’arte che scolpisce nel tempo
sabato 8 dicembre 2012
Se il mercenario è "vera civiltà"
La recenzione al seguente link:
http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5235
mercoledì 14 novembre 2012
Se la cultura fa squadra e... compasso
di Daniele Abbiati
«Pierre, col cuore sospeso, con gli occhi sfavillanti, guardava in viso il massone, lo ascoltava senza interromperlo, senza interrogarlo, e con tutta l'anima credeva a ciò che gli diceva quell'estraneo. Credesse alle argomentazioni contenute nel discorso del massone o credesse, come credono i fanciulli, alle intonazioni, alla persuasione, al fervore che erano in quelle parole, al tremito della voce che a volte quasi impediva al massone di parlare, o a quei luminosi occhi di vecchio, invecchiati in quella convinzione, o a quella calma, a quella fermezza, a quella coscienza della sua missione che splendevano in tutta la persona di lui e che lo colpivano tanto più fortemente a paragone del proprio avvilimento e della propria disperazione, certo è che con tutta l'anima egli desiderava di credere, e credeva, e provava un lieto senso di tranquillità, di rinnovamento, di ritorno alla vita».Il cuore del leone Lev Tolstoj s'intenerisce, come sempre, quando si tratta di entrare nel cuore degli altri per scriverli dal di dentro. Il cuore di Pierre Bezuchov è terreno fertile, sia per il vecchio massone (fra i camei più preziosi di Guerra e pace), sia per lo scrittore. Intelligente ma ingenuo, ingenuo ma intelligente, fuori luogo nell'alta società eppure affascinante per i dubbi che lo tormentano, Pierre si dà all'iniziazione come un prigioniero che si arrende dopo la guerra e cerca la sua pace interiore. È il prototipo dell'affiliato, il sommerso salvato e insieme il salvato sommerso: mare concentrato nella goccia e goccia tuffata nel mare della religione laica.Lo stesso mare e le stesse gocce annaffiano gran parte della letteratura italiana del '900, come spiegava qualche anno fa Paolo Mariani nel saggio La penna e il compasso (Il Cerchio). Due i casi più eclatanti. Giovanni Pascoli il 22 settembre 1882 entrò nella loggia «Rizzoli» di Bologna, e il suo testamento massonico autografo, rinvenuto nel 2002 dallo storico Gian Luigi Ruggio, fu acquistato dal Grande Oriente d'Italia nel giugno 2006 a un'asta di manoscritti. Mentre vent'anni prima del «Fanciullino», dopo la «Giornata dell'Aspromonte», un altro «leone», a suo modo tolstojano, Giosue Carducci, divenne «fratello» (proprio la poesia Dopo Aspromonte ne è la certificazione). Nel 1862 Guerra e pace era ancora «in lavorazione», come l'Italia di Carducci e di Pascoli. E per mettersi all'opra molti indossarono i «grembiulini».
domenica 11 novembre 2012
Delle veloci considerazioni sul Signore degli Anelli
di Vito Foschi
I vari personaggi della Compagnia fanno parte di varie specie: elfi, uomini, hobbit, nani. Gli Hobbit, chiamati mezzi uomini sembrano rappresentare la parte infantile dell'uomo e vivono in un stato di tranquillità preoccupandosi delle piccole cose come il cibo. Come arma hanno un pugnale che rappresenta quasi un temperino da ragazzini.
Il nano rappresenta la parte più materiale dell'uomo. Vive sotto terra, è basso, brutto, ma robusto e usa l'ascia come arma che è un'arma molto primitiva una delle prime ad essere creata dall'uomo.
Gli elfi rappresentano la parte spirituale dell'uomo. Sono immortali, sono belli, usano l'arco che è un'arma che rimanda al cielo: la freccia vola. Infatti nell'oroscopo il segno del sagittario ha questa aspirazione spirituale rappresentato dall'arco anche se ha l'ambivalenza di avere le gambe ben piantate a terra.
L'uomo dovrebbe avere in sé tutti questi aspetti, unire la forza del nano, la spiritualità degli elfi e lo sguardo semplice degli hobbit.