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martedì 27 gennaio 2026

L’isola di Thule e i misteri del nazismo

tratto da https://it.insideover.com/schede/storia/thule-l-isola-che-non-c-e-dove-nacque-il-nazismo.html

del 28 Settembre 2021

di Emanuel Pietrobon


L’epopea nazista non è durata mille anni come avrebbe desiderato Adolf Hitler, ma quel dodicennio è stato sufficiente a catalizzare l’entrata della storia e dell’umanità in una nuova era: l’era della guerra fredda, della decolonizzazione e della fine definitiva del sistema europeo degli Stati. E ancora oggi, a distanza di quasi un secolo, quella nazista continua ad essere la saga storica che, più di ogni altra – anche più del confronto egemonico tra Stati Uniti e Unione sovietica –, stuzzica maggiormente l’immaginazione di scrittori e sceneggiatori.

Le ragioni alla base dell’eterno interesse verso il nazismo sono molteplici, poiché spazianti dalla curiosità antropologica alla trasmissione della memoria e dalla ricerca storica alla fascinazione verso il lato misterico e misticistico del Mito del ventesimo secolo. Perché il nazismo non fu soltanto odio e guerra, ma fu anche criptoarcheologia, esoterismo, occultismo, teosofia e ufologia. Perché il nazismo non fu soltanto Joseph Goebbels, ma fu anche il ricercatore del Graal Otto Rahn, il mistico Karl Maria Wiligut e l’enigmatico Rudolf Hess. Perché il nazismo non fu soltanto SS e Luftwaffe, ma fu anche Ahnenerbe e Società di Thule.


Introduzione a Thule

Thule è l’isola dove non tramonta mai il Sole sulla quale l’esploratore greco Pitea avrebbe messo piede trecento anni prima della venuta di Cristo. Un’isola dalla bellezza apollinea, intrisa di magia, a metà tra questo mondo e l’Altro – Thule deriva dall’etrusco “tular“, cioè “confine” – e che nessuno ha mai più ritrovato.

Da alcuni identificata come l’Islanda, da taluni come la Groenlandia, e da altri ancora come un luogo accessibile soltanto ai puri, agli eletti, quest’isola perduta e leggendaria, Eden in terra, ha plasmato per secoli l’immaginario collettivo dei pensatori, degli scrittori e degli esoteristi. Ed è a lei che ad un certo punto del Novecento, compreso fra il 1911 e il 1918, un manipolo di occultisti, veterani e nostalgici del Reich avrebbe dedicato una delle fratellanze segrete più influenti dell’epoca: la Società di Thule.

Fondata da Walter Nauhaus, un militare con la passione per l’arte e per lo studio dei miti degli antichi popoli germanici, come i norreni, la Società di Thule nasce come gruppo di studio riunente seguaci dell’ariosofia di Guido von List e Jorg Lanz von Liebenfels, della teosofia di Helena Blavatsky, dell’occultismo razzistico di Aleister Crowley e di scuole di pensiero come il neoteutonismo di Theodor Fritsch.

Questa associazione di studi, che avrebbe acquisito il nome di Thule soltanto nel 1918 – in seguito all’incontro tra Nauhaus e l’esoterista Rudolf von Sebottendorf –, tra l’immediato dopoguerra e la prima metà degli anni Venti avrebbe visto la partecipazione alle proprie riunioni segrete di quella che, un decennio dopo, sarebbe divenuta l’élite del nazismo: Hess, Rosenberg, Hermann Goring, Heinrich Himmler, il futuro governatore della Polonia occupata Hans Frank, l’ideologo Dietrich Eckart, il propagandista Julius Lehmann, il geopolitico Karl Haushofer e l’economista Gottfried Feder.

Alcuni di loro si conoscevano già, altri si sarebbero conosciuti tra una lezione e l’altra sulle origini ariane dei tedeschi; quel che è certo ed innegabile è il contributo di Thule all’ascesa del nazismo, da essa creato inconsapevolmente favorendo l’incontro di personaggi che insieme avrebbero scritto la storia del Novecento e galvanizzando la diffusione di idee che avrebbero plasmato la NS-weltanschauung.


La popolarità

Se la Società di Thule non fosse esistita, i nazionalsocialisti avrebbero dovuto inventarla. Perché Thule è dove nasce quel misticismo nazista che avrebbe condotto gli archeologi e gli esploratori dell’Ahnenerbe in lungo e in largo per il mondo, alla ricerca dei resti della perduta razza ariana, di reliquie leggendarie come il Santo Graal e di luoghi mitologici come il regno di Agarthi.

Ai convegni di Thule veniva insegnato che i tedeschi erano i discendenti di una razza superiore (herrenrasse), quella dei perduti ariani, che all’alba dei tempi aveva dominato l’Eurasia e portato prometeicamente il fuoco agli Uomini. Un legato che il popolo tedesco era chiamato a valorizzare, a custodire gelosamente e a difendere della minacce della mescolanza razziale, del materialismo e del cosmopolitismo; tre prodotti di un presunto complotto demo-pluto-giudaico-bolscevico-massonico ordito ai danni della Germania, dell’Europa e della Cristianità.

"I maestri di Thule insegnavano ai loro allievi che avrebbero dovuto dare vita ad una resistenza spirituale contro l’incedere delle suddette insidie e che avrebbero trovato la forza necessaria ad esperire la missione di salvare la Germania e l’Europa dall’energia promanante dall’isola dell’ultima Thule. Un’isola che non era come altre: perché era perduta, perché era il centro del regno leggendario di Iperborea e perché era la fonte di volitività della herrenrasse."

Il loro appello alla salvazione del Großgermanisches Reich, il Reich della Grande Germania, non avrebbe mai catturato l’attenzione delle masse – in tutta la Baviera si contavano circa 1.500 membri –, ma la storia, si sa, non l’hanno mai fatta le masse: la storia è, da sempre, prerogativa di condottieri carismatici che trascinano le masse.

All’acme della popolarità, cioè il 1919, la Società di Thule fu accusata dal governo centrale di aver pilotato i tumulti alla base della nascita della cosiddetta Repubblica Sovietica Bavarese. Non era vero, ovviamente, anche perché i thulisti erano fermamente anticomunisti, ma quell’accusa servì a Berlino per inaugurare una campagna repressiva contro di loro a base di arresti ed esecuzioni.


La fine

Braccati dal governo centrale, dal quale stavano venendo incarcerati e giustiziati, i thulisti avrebbero progressivamente e silenziosamente smantellato la Società. Erano degli esoteristi con la fissazione per le razze, non degli aspiranti golpisti, perciò decisero che il gioco non valeva la candela.

Poco a poco, uno dopo l’altro, i thulisti sarebbero entrati a far parte del precursore del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, il Partito dei Lavoratori Tedeschi (DAP, Deutsche Arbeiterpartei), condividendone lo spirito conservatore e patriottico. E quel partito, chiaramente, sarebbe stato foggiato in maniera determinante dall’influsso significativo di thulisti, assumendo di lì a breve una nuova forma: quella nazista.

Per quanto riguarda Thule, su di essa non esiste una data di scioglimento così come non ne esiste una relativa alla fondazione. Essa nacque nell’anonimato e morì nell’ombra. Quel che è noto è che strutturalmente non sopravvisse agli anni Venti, dato che von Sebottendorff avrebbe cercato di riportarla in vita dopo il 1933 – ma non fu possibile per via della legislazione antimassonica della Germania nazista. Thule, ad ogni modo, avrebbe continuato a vivere sotto forma di idea, guidando le bussole degli esploratori della Ahnenerbe, arricchendo la propaganda di Joseph Goebbels e influenzando la mente e stuzzicando la fantasia di quella generazione di statisti, politici e pensatori tedeschi allevata al culto del Mito del ventesimo secolo.



sabato 11 gennaio 2025

Human Ecology Fund, la missione della Cia per il lavaggio del cervello

tratto da Insideover del 27 Settembre 2022

di Emanuel Pietrobon


La pandemia di Covid e la guerra in Ucraina hanno spianato definitivamente la strada alle guerre cognitive, un’arte bellica destinata a restare, per sempre, a causa del concatenamento di alcuni fattori globali, sociali e tecnologici.

Nelle guerre cognitive tutto è o può essere un’arma: da un canale Telegram ad un gruppo Facebook. E l’obiettivo è uno: la mente. O meglio, il dominio della mente. La fantascienza che diventa realtà: neuro-armi, tecnologia menticida, candidati manciuriani. Destabilizzazione di intere società a mezzo di influencer, piattaforme sociali, blog, eserciti di troll e messaggistica istantanea.

Le origini delle guerre cognitive risalgono ad un’epoca precisa, la Guerra fredda, della quale è necessario parlare e nella quale si deve tornare indietro al fine della loro comprensione. Perché le tecniche, le tattiche e le conoscenze dei neuro-strateghi di oggi non sono che il frutto degli accadimenti di ieri, come il progetto MKULTRA, gli esperimenti di Montreal, gli studi di Kurt Plötner, Sidney Gottlieb, William Sargant e Donald Cameron e le indagini dello Human Ecology Fund.


Il contesto storico

Non si può capire a fondo la logica dello Human Ecology Fund, un’indagine sul funzionamento della mente umana finanziata dalla Central Intelligence Agency, senza una ricostruzione del contesto storico.

Erano gli anni Sessanta, il confronto con l’Unione Sovietica era entrato nel vivo, e gli Stati Uniti, preda della paura rossa, temevano la propaganda invisibile del nemico ed erano convinti che vi fossero quinte colonne ovunque: dal Pentagono a Hollywood. La società era in fermento, nell’aria si respirava la prossima esplosione dei movimenti controculturali, e nelle stanze dei bottoni si discuteva di come trasformare la sfida del mutamento sociale in corso in un’opportunità.

Fu nel contesto delle tensioni interrazziali, delle maxi-dimostrazioni pacifiste e delle violenze politiche dei turbolenti anni Sessanta che la Casa Bianca delegò a Langley l’onere-onore di trovare una soluzione all’infiltrazione della propaganda sovietica negli Stati Uniti. Soluzione che gli psico-guerrieri della CIA provarono a cercare nell’emergente campo degli studi cognitivi.


Ecologia umana, o ingegneria sociale

Dello Human Ecology Fund, uno dei programmi più segreti targati CIA di cui si abbia notizia, ancora oggi si sa poco e nulla. Date, nomi, numeri; molto è rimasto avvolto da un manto di mistero. Il che ha contribuito, naturalmente, ad alimentare il cospirazionismo.

Lo HEF sarebbe stato fondato nel 1955, con il nome di Società per l’investigazione dell’ecologia umana, presso il dipartimento di psichiatria della Cornell University. A dirigere l’entità, ufficialmente focalizzata sullo studio di tecniche persuasive di interrogatorio, il neurologo Harold Wolff.

Nel 1957, dopo soli due anni di attività, Wolff fu esautorato e sostituito da James Monroe, un militare con esperienza nelle guerre psicologiche, e da Carl Rogers, tra i più eminenti psicologi dell’epoca. Langley, in particolare, era interessata ad un’applicazione militare delle teorie di Rogers sulla terapia non direttiva.

Sarebbe esistito un modo per spingere le persone ad agire contro la loro volontà, ad esempio rivelando dei segreti senza accorgersene e senza bisogno di un duro interrogatorio. Gli psico-guerrieri dello HEF ne erano convinti. E la CIA leggeva i loro rapporti periodici con ottimismo, perciò le decisioni di allargare i collaboratori dello HEF – dall’Ufficio di ricerca navale al Fondo Geeschickter per la ricerca medica – e di ampliare il raggio d’azione delle ricerche – passando dalla semplice psicologia all’impiego di stupefacenti e psichedelici, tra i quali la dietilamide dell’acido lisergico (LSD).


I risultati

Ad un certo punto, all’acme delle ricerche, i destini dello HEF si sarebbero intrecciati con il famigerato Allen Memorial Institute della McGill University, teatro dei concomitanti esperimenti di Montreal sul lavaggio del cervello effettuati nell’ambito di un altro progetto della CIA sulla mente: MKULTRA. Con risultati di tutto rispetto.

Nei laboratori dello HEF, molte volte coincidenti con le celle di istituti psichiatrici, le teorie sull’ingegneria sociale e sulla manipolazione mentale venivano testate, portate all’estremo e superate. Pazienti catatonici riportati alla normalità. Pazienti sani ridotti alla catatonia. Esperimenti sul bombardamento psicologico, sulla resistenza allo stress, sulla guida psichica, sulla modifica del comportamento. Il tutto nel nome della lotta al comunismo.

Nonostante i successi decantati dai neurologi e dagli psicologi dello HEF, la CIA avrebbe ordinato l’interruzione dei lavori nel 1965. Forse per fonderlo nel calderone del MKULTRA. O forse per portarne avanti le ricerche in totale segretezza, dietro il paravento della fine delle operazioni.

mercoledì 6 dicembre 2023

Paranormale e armi psichiche: il piano (fallito) della Cia contro l’Urss

tratto da InsideOver (https://it.insideover.com/storia/paranormale-e-armi-psichiche-il-piano-fallito-della-cia-contro-lurss.html)

del 22 AGOSTO 2023

di Emanuel Pietrobon


Nel corso della Guerra fredda, l’epico scontro per il dominio globale del Novecento, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica investirono cifre a nove zeri in attività di ricerca e sviluppo su super-armi non convenzionali, dalle bombe radiologiche alle sostanze stupefacenti, caratterizzate da un comune denominatore: il cervello.

Usa e Urss, nel contesto della psichedelica corsa al cervello, portarono avanti esperimenti illegali su esseri umani, reclutarono fumettistici scienziati pazzi e diedero fiducia a persone presumibilmente dotate di percezioni extrasensoriali con l’obiettivo di costruire l’arma perfetta grazie ai segreti della mente.

Uno dei programmi più estremi dell’epoca della corsa al cervello, più dentro che fuori il campo della fantascienza, fu sicuramente il progetto Stargate. Un progetto della Dia, la sorella militare della Cia, incentrato sull’investigazione dei fenomeni psichici.


Le origini di Stargate

I ricercatori militari e gli scienziati sociali della Germania nazista erano ossessionati dall’archeologia misteriosa, dalla criptozoologia e dalle pseudoscienze. Avevano indagato la teoria della Terra cava, si erano messi sulle tracce del martello di Thor e del Santo Graal, avevano allestito delle unità all’interno dei lager in cui condurre esperimenti sulla manipolazione della mente, i loro compagni di lavoro erano cartomanti, chiaroveggenti e sensitivi.

Stati Uniti e Unione Sovietica vennero a conoscenza dell’ossessione del Terzo Reich per il soprannaturale con la presa di Berlino. Non ritenendola affatto un’assurdità. E mettendo in piedi, rispettivamente, le operazioni Paperclip e Osoaviakhim con l’obiettivo di reclutare il maggior numero possibile di cervelli implicati nei programmi militari segreti nazisti.

La storia avrebbe dato ragione alla lungimiranza di Washington e Mosca: la passeggiata spaziale di Jurij Gagarin e l’allunaggio dell’Apollo 11 sarebbero stati impensabili senza il supporto degli ex nazisti. E ugualmente impensabili sarebbero stati i programmi di ricerca sul controllo mentale e sulle facoltà paranormali, anch’essi sviluppati a partire dalle precedenti ricerche del Terzo Reich sui due temi, dei quali Stargate è stato sicuramente il più audace.


I sensitivi sconfiggeranno l’Unione Sovietica

Stati Uniti, 1970. Il programma MKULTRA sta iniziando a dare i primi frutti, dato che gli psichedelici stanno effettivamente trasformando la grande contestazione antisistema in un movimento culturale fondato sul consumo di droga e sul sesso libero, quando le antenne dell’intelligence a stelle e strisce captano un nuovo segnale di minaccia proveniente dalle terre a est della cortina di ferro: guerra psichica.

La Casa Bianca viene informata da fonti in loco, che alcuni reputano però inaffidabili, che l’Unione Sovietica starebbe spendendo all’incirca 60 milioni di rubli l’anno in ricerca e sviluppo di armi psichiche, o psicotroniche, con l’aiuto di persone dotate di facoltà paranormali. Forse è disinformazione per spingere gli Stati Uniti a investire tempo e risorse in programmi inutili. O forse le armi mentali sono il futuro della guerra. Nel dubbio, Dia e Cia ricevono un ordine dall’alto: indagare sulle indiscrezioni e, se necessario, avviare dei programmi nazionali dello stesso tipo.

Nel 1972, poco dopo l’inaugurazione del programma Scanate da parte della Cia, la Dia riunisce civili e militari, da fisici a sensitivi, all’interno di quello che più in là diverrà il progetto Stargate. Gli operatori hanno materiale da cui partire, in particolare gli studi sulla cosiddetta visione remota condotti dai parapsicologi Russell Targ e Harold Puthoff presso lo Stanford Research Institute, e devono capire se i cinque sensi della mente siano una truffa o se, invece, siano una potenziale arma.

Il caos avrebbe regnato sovrano sul progetto Stargate, dalla sua nascita alla sua morte, rendendolo uno dei più celebri buchi nell’acqua della storia del Pentagono. Caos perché il personale è diviso in due fazioni, credenti e scettici, le cui convinzioni influiscono sui loro rapporti di valutazione. La soglia tra verità e suggestionabilità sembra essere sottilissima, quasi impercettibile, inficiando il lavoro d’indagine.

I truffatori che si presentano all’uscio di Stargate sono tanti, tra i quali un giovane Uri Geller, eppure i risultati di alcuni esperimenti lasciano a bocca aperta anche i più increduli. Come quando, nel 1976, una sensitiva sarebbe riuscita a risalire alla posizione di un velivolo spia sovietico, fuggito al monitoraggio dei radar americani, per mezzo della visione remota.

All’acme del progetto i sensitivi arruolati dalla Dia saranno più di venti: chiaroudenti per ascoltare conversazioni in altre stanze, chiaroveggenti per prevedere il futuro, telecineti per spostare oggetti con la mente, telepati per leggere i pensieri altrui, visualizzatori remoti per localizzare oggetti/persone a grandi distanze e viaggiatori astrali per testare le esperienze extracorporee. La Dia era interessata all’indagine di ogni percezione extrasensoriale.


Una fine inconcludente?

Svelato al pubblico per la prima volta nel 1984, e schernito dalla comunità scientifica sin da allora, il programma di ricerca sulle armi psichiche è successivamente entrato in una fase discendente a base di definanziamenti, riassegnazioni e ridenominazioni.

Dopo l’uscita del Pentagono dalle ricerche, avvenuta nel 1985, il progetto è stato passato dalla Dia prima a strutture private, come la Science Applications International Corporation, e dopo, nel 1995, alla Cia. Quest’ultima commissionò un rapporto di valutazione all’American Institutes for Research (Air) per capire se le indagini sul paranormale valessero ulteriori investimenti oppure no, decidendo di chiudere il programma a seguito del parere negativo ricevuto.

La relazione dell’Air non aveva lasciato alla Cia altra scelta se non la cancellazione di Stargate. Per gli esaminatori, infatti, gli esperimenti fallimentari superavano di gran lunga i casi di successo e questi ultimi, in diversi casi, erano più che contestabili: sospetti di manipolazione, vaghezza dei contenuti, ambiguità della metodologia di studio utilizzata, nessuna facoltà paranormale rivelatasi in grado di contribuire in maniera incisiva a un’operazione di intelligence.

La Cia chiuse il progetto, costato un totale di 20 milioni di dollari ai predecessori, bollandolo come un flop. Punto. Fine. No. In realtà il rapporto dell’Air, che oggi è di pubblico dominio insieme agli atti di Stargate, non aveva emesso una sentenza così severa sui risultati ottenuti dalla Dia. Gli psicologi, anzi, constatarono che “nei laboratori è stato osservato un effetto statisticamente significativo, sebbene non è chiaro se l’esistenza di un fenomeno paranormale, la visione remota, sia stata dimostrata”.

I veri problemi, per l’Air, erano legati alla metodologia – eterodossa e antiscientifica – e all’applicabilità militare della presunta facoltà psichica – ritenuta limitata. Il rapporto dell’Air, in sintesi, non aveva escluso a priori l’esistenza di facoltà paranormali, ma, dinanzi all’impossibilità di verificare le condizioni in cui erano stati effettuati gli esperimenti, non poteva confermare l’esistenza e la validità a fini militari e di intelligence.

Secondo l’ufficiale Joseph McMoneagle, tra i principali responsabili di Stargate e remote viewer numero 1, il progetto sarebbe stato un successo se l’Esercito avesse avuto un’attitudine maggiormente aperta nei confronti del paranormale. Perciò all’indomani della chiusura del progetto ha iniziato a sensibilizzare i colleghi e il grande pubblico sui poteri psichici, dando alla stampa quattro libri sulle sue esperienze, e ha ispirato la penna del giornalista Jon Ronson, dal cui libro sugli esperimenti psichici condotti dagli Stati Uniti durante la Guerra fredda è stato tratto il celebre film L’uomo che fissa le capre.

giovedì 27 aprile 2023

Politici, re, chiromanti e stregoni: l'eterno legame tra potere e occulto

tratto da InsideOver del 9 OTTOBRE 2021

Emanuel Pietrobon


È dall’alba dei tempi e del primo uomo, Adam Qadmon, che gli abitanti della Terra sono intrigati, e al tempo stesso impauriti, da ciò che non conoscono e non riescono a comprendere. E anche laddove scienza, positivismo, razionalismo e scientismo riescono a imporsi su fede e superstizione, comunque, l’ignoto non perde mai del tutto né fascino né seguaci.

Il caso della Repubblica Ceca è eloquente a proposito della presa sempiterna dell’arcano sulle genti. Perché questa piccola nazione, che è la più scristianizzata del Vecchio Continente e tra le più atee del mondo, è un semenzaio di nuovi movimenti religiosi e culti New Age al cui interno prosperano la superstizione e il mercato dell’occulto.

Praga e il 21esimo secolo, comunque, non sono né l’unico luogo e né l’unico tempo dove la defenestrazione del Dio abramitico, più che alla capillarizzazione del pensiero ateistico stricto sensu, ha condotto all’entrata in scena di forme nere di magia, esoterismo, misticismo ed occultismo. Perché è dall’Età moderna che le Bibbie vengono sostituite dai Grimori, i preti dai maghi e le croci dai talismani. Sostituzioni che, sin dal Cinquecento, lungi dal riguardare semplicemente l’uomo comune, interessano in maniera speciale i salotti letterari, i caffé filosofici, i circoli aristocratici e le corti dei re.

I condottieri e l’occulto

L’eminenza grigia è il consigliere per antonomasia, una persona che, essendo più realista del re, spesso e volentieri può combaciare con o sovrapporsi ad altre figure simili, quali sono il potere dietro al trono e il grande burattinaio. Ogni capo di Stato che si rispetti ha una o più eminenze grigie: loschi ma preparati figuri, battezzati alle arti sacre della guerra e della diplomazia, che sanno come muoversi nel mondo, che conoscono le leggi del bellum omnium contra omnes e che aiutano i loro re Davide ad affrontare e vincere i Golia di turno.

Historia homines docet che cambiano le epoche, differiscono i contesti e mutano i regimi, ma le eminenze grigie sono una costante inamovibile e onnipresente: ieri le hanno avute gli imperatori, oggi le hanno i presidenti. Pragmatici, lungimiranti, geniali e diabolici, questi poteri dietro al trono, a volte, non rispondono al canone comune e stereotipato dello stratega in giacca e cravatta, freddo, calcolatore, razionale e spietato. Al contrario, non sono rari i casi di chiromanti, oracoli, occultisti e maghi, più legati al cielo che alla terra, che hanno sussurrato all’orecchio di re, imperatori, presidenti e dittatori.

L’elenco dei condottieri che allo stratega formatosi nelle scuole diplomatiche hanno preferito uno stregone dalle origini nebulose è piuttosto lungo. E questi stregoni, lungi dall’aver provocato la rovina dei loro capi, in alcuni casi hanno cambiato il corso della storia. Tra i più importanti occultisti al servizio del potere si ricordano:

John Dee. Alchimista, cabalista e chiromante, fu il consigliere per la politica estera di Elisabetta I, alla quale suggerì di fondare delle colonie nell’America settentrionale e per la quale delineò un piano per la trasformazione del regno in una talassocrazia transcontinentale basato su espansione della Marina, controllo di isole-chiave e sviluppo del commercio. Fu il coniatore, inoltre, del termine “Impero britannico”.

Cosimo Ruggieri. Astrologo e negromante, fu l’uomo della famiglia De Medici alla corte del re di Francia.

Julia. Chiaroveggente, fu la consigliera di Cristina di Svezia.

Ulrica Arfvidsson. Indovina errante, veniva consultata da Gustavo III prima delle campagne belliche e dell’assunzione di decisioni in materia di politica domestica.

Clotilde-Suzanne Courcelles de Labrousse. Medium, era l’eminenza grigia di Robespierre.

Henrietta Zofia z Puszetów Lullier. Divinatrice francese di stanza a Varsavia, fu la consulente per la politica estera di re Stanislao II Augusto di Polonia.

Grigorij Rasputin. Mistico ortodosso, fu il consigliere privato della famiglia Romanov prima e durante la prima guerra mondiale.

Erik Jan Hanussen. Chiaroveggente e occultista, fu tra i mentori di Adolf Hitler.

Karl Maria Wiligut. Esoterista, fu il precettore di Heinrich Himmler.

Wolf Messing. Veggente e telepata, durante la seconda guerra mondiale fu trasferito segretamente dalla Germania all’Unione Sovietica su ordine di Stalin, del quale diventò confidente.

Edgar Cayce. Sensitivo, chiaroveggente e presunto taumaturgo, fu il confidente, lo psicologo e “medico curante” informale del potente Nelson Rockefeller.

Il fascino dell’arcano

Da John Dee a Wolf Messing, passando per il celeberrimo Rasputin, sono vari gli elementi che accomunano le eminenze nere: il carisma, l’arrivismo, la previdenza, l’intelligenza superiore, il fascino e l’aura misterica. Elementi che li hanno trasformati in strateghi infallibili e veraci agli occhi di condottieri a volte deboli, come Nicola II, e a volte semplicemente suggestionabili, come Stalin.

Alcuni, come Hitler e Himmler, nell’operato di mistici, veggenti, sensitivi, occultisti e stregoni avrebbero intravisto qualcosa di estremamente utile ai fini del comando e del controllo delle masse. Perché l’arcano, nell’ottica nazista, poteva essere utilizzato per creare una nuova religione, nuovi miti e nuove credenze, e dunque un nuovo popolo. E quell’arcano, difatti, sarebbe stato usato per legittimare la nascita dell’Ahnenerbe, le ricerche esoteriche di Otto Rahn e le adunate orfiche delle SS nel castello di Wewelsburg.

I fatti, anche se è poco noto, avrebbero dato ragione a Hitler. Perché l’internazionale dell’occulto, nel dietro le quinte del palcoscenico mondiale, avrebbe lavorato duramente affinché la causa nazista superasse la prova del fuoco, cioè la seconda guerra mondiale, riscrivendo l’Uomo e il Mondo ad immagine e somiglianza di quelle teorie metafisiche e mefistofeliche propagate dalla scuola esoterica inglese, dall’ariosofia e dalla teosofia. Per quella causa, infatti, avrebbero lottato il negromante più famoso del Novecento, Aleister Crowley, e il gerarca nazista Rudolf Hess, che partì alla volta della Scozia (anche) per convincere la massoneria britannica a facilitare la fine delle ostilità tra Londra e Berlino.