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sabato 4 aprile 2026

Il mistero della Pietra del Destino su cui vengono incoronati i Re d’Inghilterra

tratto da "Il Giornale" del 17 giugno 2025

La storia leggendaria e gli enigmi della Pietra del Destino, usata durante l’incoronazione di Carlo III

di Francesca Rossi


La Pietra del Destino è tornata sui giornali grazie all’incoronazione di Carlo III, avvenuta il 6 maggio 2023. Si tratta, infatti, di un reperto storico fondamentale per la cerimonia ufficiale d’insediamento dei sovrani britannici. Prima dell’ascesa al trono di Sua Maestà venne trovata sulla pietra una strana incisione, il cui significato non venne immediatamente compreso. Studi successivi avrebbero consentito la formulazione di un’ipotesi piuttosto attendibile che, però, porta con sé altre domande.


“Stone of Scone”

Una specie di parallelepipedo di arenaria rossa da 152 chili, che misura 66 centimetri per 41, ci dice l’Enciclopedia Britannica. Così si presenta la Pietra del Destino, conosciuta anche come Pietra di Scone, dal villaggio scozzese omonimo in cui venne ritrovata, o Pietra dell’Incoronazione. Infatti su di essa, nel Medioevo, veniva adagiato il trono dei sovrani scozzesi che stavano per essere incoronati, una tradizione che continua ancora oggi, ma con i Re d’Inghilterra.

La storia di questa pietra si fonde con la leggenda: il patriarca biblico Giacobbe la “usò come cuscino” mentre si trovava a Betel (una città antica, ormai scomparsa, nella Palestina centro-meridionale), raccontano il Times e il sito della Christian Heritage Edinburgh. Proprio mentre riposava ebbe una visione angelica. Secondo altre versioni la pietra appartenne anche a Mosè nel periodo in cui portò gli ebrei fuori dall’Egitto, liberandoli dalla schiavitù.

Altre leggende sostengono che la pietra sarebbe stata spostata in Medio Oriente, poi in Sicilia, in Spagna e infine portata a Tara, in Irlanda, nel 700 a.C. Nel 500 d.C. il leggendario Re irlandese Fergus Mór la portò in Scozia. Tuttavia non è detto, come precisa il sito WorldHistory.org, che si tratti della stessa pietra che conosciamo oggi. Purtroppo non ci sono date certe, né la possibilità di verificare le storie relative al presunto viaggio per il mondo della pietra.

A complicare ulteriormente la questione, sostiene ancora il sito, ci sono dei resoconti di epoca medievale che parlano non di una semplice pietra, bensì di un trono fatto di pietra. Non possiamo escludere che i cronisti si riferissero a un altro simbolo regale che, forse, non è arrivato fino a noi. Del resto l’esistenza di un trono in pietra non collimerebbe con il resto della storia della Stone of Destiny. Oppure ciò che vediamo oggi potrebbe essere stata una parte dell’antico trono. Ricostruirne la cronologia e i fatti con esattezza è, al momento, impossibile.

In ogni caso la pietra sarebbe stata usata durante le incoronazioni già quando era ancora a Scone (anche in questo caso, però, un’altra versione dei fatti sostiene che la Stone of Destiny non sarebbe stata trovata a Scone, ma vi sarebbe stata portata nell’843 dal Re celtico Kenneth MacAlpin). Per la precisione sembra venisse, incastonata, inserita nel trono (altro dettaglio che sarebbe in contraddizione con l’idea di un intero trono di pietra, a meno che il presunto trono originario non fosse già andato perduto, ma si tratta solo di supposizioni). Non è escluso, come riporta WorldHistory.org, che venisse usata addirittura come altare. L’ultimo Re scozzese che venne intronizzato sulla Stone of Scone fu John II de Balliol (1250 circa-1313 circa) il 30 novembre 1292.


Settecento anni di incoronazioni

Nel 1296 Edoardo I d’Inghilterra (1239-1307) invase la Scozia e sottrasse la pietra da Scone, insieme alla corona e allo scettro scozzesi e al St. Margaret Black Rod. La Stone of Destiny venne portata all’Abbazia di Westminster. Un gesto provocatorio, per dimostrare il suo potere sul Paese, che considerava una sorta di periferia del suo regno. Nel 1307 Edoardo I diede ordine di costruire un trono sotto al quale poter inserire la pietra, ovvero la Coronation Chair, dedicata, spiega il sito di Westminster Abbey, a Edoardo Il Confessore (1002-1066). La presenza della pietra doveva essere una sorta di legittimazione per i sovrani inglesi a fregiarsi anche della Corona di Scozia.

Per settecento anni Re e Regine sono stati incoronati sulla Stone of Scone, ma gli scozzesi non si rassegnarono mai alla sua perdita. Il giorno di Natale del 1950 quattro studenti nazionalisti riuscirono a entrare nell’Abbazia di Westminster e a riprendere la pietra, riportandola in Scozia, ad Arbroath Abbey. L’Inghilterra ne ottenne la restituzione dopo tre mesi. Tuttavia l’accaduto fece emergere definitivamente il malcontento degli scozzesi, suscitando dibattiti e polemiche. Alla fine i contendenti raggiunsero un compromesso: la pietra sarebbe tornata in Scozia, ma agli inglesi sarebbe stato concesso di prelevarla in occasione delle incoronazioni.

Così fu. Il 30 novembre 1996 (giorno di Sant’Andrea, patrono di Scozia), come riporta Christian Heritage Edinburgh, dopo la processione dal Palazzo di Holyrood alla St. Giles’ Cathedral e la cerimonia religiosa, la Pietra del Destino venne portata al Castello di Edimburgo.

Come riporta Sky.com nel novembre 2023 il ventiduenne membro del gruppo “This is Rigged”, Joe Madden, che protestava per gli effetti della crisi economica insieme ad altri giovani attivisti, colpì la teca che conteneva la Stone of Destiny con un martello, una pietra e uno scalpello, causando tremila sterline di danni. Madden venne condannato a dodici mesi di lavori socialmente utili e a centottanta ore di lavoro non retribuito. Dal marzo 2024 la Pietra di Scone è in mostra permanente al museo di Perth.


L’iscrizione

Prima dell’incoronazione di Carlo III, avvenuta il 6 maggio 2023, venne realizzata una copia in 3D della Stone of Destiny, in modo da poterla esaminare meglio e da diverse angolazioni, spiega il Daily Mail. I risultati degli studi furono davvero interessanti. Ewan Hyslop dell’Historic Environment Scotland (HES), esperto di scienze climatiche, dichiarò: “…La pietra è stata lavorata in maniera piuttosto grossolana da più di uno scultore, con un certo numero di strumenti diversi, come ipotizzato in precedenza”.

Inoltre delle tracce rilevate ai raggi X farebbero supporre che la Stone of Scone sarebbe venuta a contatto, nell’arco della sua lunga storia, con un oggetto fatto in bronzo o in ottone. La scoperta più misteriosa, però, riguarda l’iscrizione di un numero romano, il “XXXV” (35). Gli studiosi non riuscirono a capire subito cosa significasse questa incisione, né il motivo per cui venne realizzata. Non sembrava esservi neppure la speranza di risalire all’autore. Nel gennaio 2025, però, il Daily Mail ha riportato un’ipotesi formulata da Sally Foster, archeologa della Stirling University.

La ragione della misteriosa incisione, sostiene la studiosa, sarebbe collegata agli eventi del Natale del 1950. Durante il furto, infatti, la Pietra del Destino sarebbe stata danneggiata. A dirigere i lavori di restauro fu, nel 1951, lo scultore e politico scozzese (entrato nel National Party of Scotland nel 1928) Robert Gray (1895-1975). Durante le fasi di riparazione questi avrebbe numerato trentacinque pezzi che componevano il blocco di arenaria originale, ovvero trentaquattro frammenti e la parte più grande, da 152 chilogrammi (cioè la trentacinquesima, la Pietra del Destino usata nelle incoronazioni). Sarebbe stato proprio Gray, dunque, a scrivere il numero “XXXV” sulla pietra. La professoressa Foster ne è certa, ma al Daily Mail puntualizza: “Naturalmente non posso provarlo, ma cos’altro potrebbe essere?”.


I misteri di Robert Gray

La supposizione della professoressa Foster non risolve del tutto il mistero. Anzi, per certi versi lo complica, facendo emergere ulteriori dubbi: Gray non avrebbe mai rivelato quanti fossero in totale i frammenti numerati. Gli studiosi suppongono che la Stone of Scone sia l’ultima parte del blocco originario, anche perché è la più grande, ma non è detto che le cose stiano così.

Stando alla Bbc alcune parti sarebbero finite in collezioni private. Il Daily Mail e ancora la Bbc ricordano che uno dei frammenti sarebbe stato donato all’ex primo ministro scozzese Alex Salmond nel 2008 e ora sarebbe custodito nella sede dello Scottish National Party. Secondo una delle ipotesi, mai dimostrate, relative alla sorte di eventuali frammenti mancanti, sarebbe stato proprio Gray a prelevare alcuni pezzi e a donarli.

C’è anche un altro problema: nella pagina dedicata alla pietra sul sito della Stirling University Sally Foster ricorda che nel 1929 Robert Gray avrebbe realizzato due copie della Stone of Destiny. Per questo qualcuno teme che durante i lavori di restauro lo scultore scozzese possa aver sostituito la pietra originale con una delle copie, una sorta di rivalsa sugli inglesi. La teoria è avvincente, ma non suffragata da fatti.

A proposito del significato del numero romano inciso sulla Stone of Destiny l’Historic Environment Scotland ha un atteggiamento molto più cauto. Un portavoce dell’organizzazione, citato dal Daily Mail, afferma: “Non sappiamo con sicurezza quando furono realizzate queste incisioni sulla pietra, né cosa vogliano dire. Benché siano numeri romani, ciò non significa necessariamente che risalgano all’epoca romana. L’aspetto dell’iscrizione e il fatto che non sia stata precedentemente rilevate suggerisce che potrebbero essere state incise in un periodo più recente. Ci auguriamo che questo diventi un ambito di ulteriore ricerca”.

La storia della Pietra del Destino, fusa con le leggende e gli enigmi non ancora risolti, non fa altro che accrescere il fascino misterioso della Corona inglese. Rafforza, di riflesso, il magnetismo di quei luoghi, dalla Scozia all’Inghilterra, che hanno fatto da sfondo a una narrazione secolare in parte ancora ignota.

venerdì 24 maggio 2013

Perceval, Re e Sacerdote


In Perceval è ravvisabile l’eterna figura del Re Pontefice, guida politica e spirituale dalla cui salute dipende il benessere del regno

di Vito Foschi

Introduzione


Nel Perceval, il romanzo di Chétien de Troyes, si racconta di come il giovane Perceval da selvaggio ed incolto si trasformi in un perfetto cavaliere affrontando varie avventure, tra cui alcune di natura fantastica. Ma dietro questo percorso è possibile scorgere una vera e propria iniziazione. Ad esempio l’avventura nel castello del Graal non trova facilmente spiegazione come semplice favola e molti autori hanno rilevato i riferimenti mitici sia celtici sia alla tradizione dei Re Taumaturghi. Come abbiamo scritto in altri lavori Perceval riceve due iniziazioni, la prima alla cavalleria profana o terrena ricevuta dal gentiluomo Gorneman di Gorhaut, e la seconda alla cavalleria spirituale o celeste dallo Zio Eremita che gli trasmette una preghiera segreta. Questo particolare non è facilmente riconducibile a un contesto cristiano o semplicemente favolistico. Rappresenta la trasmissione di un sapere iniziatico, segreto, che si trasmette da maestro ad allievo.
L’opera di Chrétien manca della fine, non si capisce se per volontà dell’artista o meno ed il suo successo è in parte dovuto alle diverse continuazioni scritte da altri autori. Il romanzo ha, inoltre, la particolarità si essere quasi diviso in due parti di cui una dedicata ad un altro protagonista: Galvano. Si può ben dire che si tratti di una opera molto particolare e nonostante o forse proprio per questo di ampia diffusione.

Il Castello del Graal


Perceval raggiunge il castello del Graal ma non ponendo la domanda su cosa sia ciò che vede fallisce la prova e si allontana non riuscendo a capire cosa sia successo. Il tutto gli viene spiegato da una sua cugina con una specie di interrogatorio. Anche qui le tracce di un rituale con delle domande prefissate e le risposte dell’adepto che non sa. E d’altronde cosa potrebbe sapere Perceval se è ancora un semplice cavaliere? Quando raggiunge il castello del Graal è stato appena iniziato cavaliere da Gorneman ed ha liberato Biancofiore dai suoi nemici. Quindi ha fatto solo esperienza di guerra e di cortesia e questa non è sufficiente a conquistare il Graal.
Nel racconto di Chrétien bisogna rivelare la presenza di uno schema: tentativo, fallimento, nuovo tentativo, successo. La prima volta che Perceval incontra una donna, la dama dell’Orgoglioso della Landa, segue i consigli della madre e combina un guaio. Non era ancora pronto. Incontra Gorneman che oltre ad insegnargli le regole della cavalleria gli insegna le regole della cortesia. E così la seconda volta con Biancofiore, essendo ormai un uomo e un gentiluomo riesce a conquistarla. Si noti lo schema: tentativo e fallimento con la dama dell’Orgoglioso, nuovo tentativo e successo con Biancofiore. Così succede con le donne, ma così appare lo schema della ricerca del Graal, solo che lo schema non si completa, perché il romanzo si interrompe. Il primo tentativo col Graal fallisce, perché l'eroe ha avuto solo l'iniziazione alla cavalleria terrestre e ciò non è sufficiente per recuperare il Graal. Sono i primi due passi dello schema. Verso la fine del romanzo, come accennato prima, riceve l'iniziazione Spirituale ed è pronto per ritentare l'impresa. Purtroppo il racconto si interrompe, ma si può ipotizzare con una certa sicurezza una conclusione positiva.

Un romanzo di formazione?


Alcuni autori hanno considerato l’opera solo come un romanzo di formazione con intenti didascalici senza vederne gli aspetti mitologici, ma anche questa interpretazione non fa che rafforzare l’ipotesi della conquista del Graal da parte di Perceval. Se il protagonista deve imparare certe cose per poter superare le prove della vita, si intuisce che alla fine del racconto dopo aver imparato ciò che serve ritroverà il castello del Graal e porrà la domanda e libererà il Re Magagnato dal suo dolore.
Quando Perceval raggiunge il castello del Graal la prima volta, è cavaliere ed ha appena lasciato il castello di Biancofiore, ha ricevuto l’iniziazione alla cavalleria terrena ed è ancora un semplice guerriero. È anche maturato da adolescente a uomo conoscendo l’amore terreno. Qui finirebbe il romanzo se si trattasse solo di un romanzo di formazione, come se in una società tradizionale possa aver senso parlare di formazione, o di passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza un cerimonia iniziatica. Gli insegnamenti terreni non sono sufficienti a conquistare il Graal.

L’investitura del re sacerdote


Nella visita al castello del Graal, il Re Pescatore dona a Perceval una spada dicendogli che è fatta per lui. Ora il simbolo della spada è molto chiaro, oltre a simboleggiare le virtù guerriere rappresenta la Giustizia e la Regalità.  In Matteo 10, 34 “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada”. La spada è simbolo della giustizia e Gesù vuole intendere di essere venuto a portare la Giustizia, tra gli altri significati. Nel momento in cui riceve la spada viene riconosciuta a Perceval la sua qualità di guerriero e riceve l’investitura di re. Naturalmente il Graal è un dono spirituale e non può essere posseduto da un semplice re guerriero. Dopo questo episodio Perceval affronta varie avventure, ma si tiene lontano dalla chiesa: è un cavaliere in cerca di avventure. Un venerdì santo incontra una processione e viene rimproverato da uno degli astanti di andare in giro armato in tale giorno. Perceval non sa di che giorni si tratti, lo chiede e quando lo apprende sente la necessità di fare penitenza e saputo della presenza lì vicino di un eremita ci si avvia. Qui apprende che l’eremita è suo zio da parte di madre e i misteri del Graal. Il Graal serve l’ostia al padre del Re Pescatore che da 12 anni si nutre solo di quella. Infine l’Eremita gli insegna una preghiera segreta che «conteneva molti nomi del signore Iddio, i più potenti, che nessuna bocca umana deve pronunciare se non per paura della morte»; preghiera segreta, che rappresenta il filo ininterrotto della tradizione che lega i rappresentati nelle varie generazioni: riceve una definitiva iniziazione. In quest’ultima si può scorgere una iniziazione sacerdotale, e non a caso a impartire l’insegnamento è lo zio materno di Perceval. Ci piace ricordare la tradizione ebraica per cui la discendenza è da parte di madre ed erano i membri della tribù dei leviti a poter accedere alle cariche sacerdotali.

Il costruttore di ponti


Perceval è re sacerdote o per meglio dire re pontefice. Il Pontifex è letteralmente un «costruttore di ponti», qui inteso simbolicamente quale mediatore fra il nostro mondo e i mondi superiori. In effetti quando Perceval incontra la prima volta il Re Pescatore è alla ricerca di un guado dove attraversare un fiume; il Re è in barca intento a pescare e gli indica la strada, funzione di pontefice, per raggiungere il Castello del Graal dove avrebbe alloggiato quella notte per poi ripartire. Il Castello è un regno non terreno ed il Re Pescatore funge da intermediario fra il mondo terreno e il mondo superiore. Infatti il Castello appare a Perceval ad un tratto, quando disperava di trovarlo pensando di essere stato burlato dal pescatore, e nonostante lo abbia visitato, non sarà più in grado di ritornarvi a dimostrazione che la sua ubicazione non è di questo mondo.
Ricevuta l’iniziazione spirituale o sacerdotale, Perceval è in grado di liberare il Re Magagnato dal suo male o meglio di succedergli al trono e di essere lui il nuovo Re Pescatore che farà rifiorire la terra. Qui si intravede l’ombra di antichi rituali legati ai culti di fertilità e alla successione di un sovrano o di un capo che svolge funzioni sia guerriere che religiose.
La funzione di Perceval è restauratrice, ovvero di riportare ordine in una situazione degenerata. In Perceval riconosciamo la figura dell’eroe nel senso tradizionale del termine come spiegato da Julius Evola nel suo “Il mistero del Graal”. L’eroe a differenza dell’uomo primordiale completo in sé, deve riconquistare la sua pienezza perché non è per “natura” completo. Da “Il Mistero del Graal”: “Secondo Esiodo la «generazione degli eroi» fu creata da Zeus, cioè dal principio olimpico, con la possibilità di riconquistare lo stato primordiale e dar quindi vita a un nuovo ciclo «aureo»”.



Compito dell’«eroe» è quindi quella di far rinascere una nuova età dell’oro. In effetti nell’avventura di Perceval, osserviamo una situazione di disordine in cui è caduta la società umana a causa dell’infermità del Re Pescatore. Possiamo pensare che la malattia del Re Pescatore si ripercuota sul mondo perché come è raccontato da altri testi del ciclo arturiano, sia Merlino che Artù sono traditi da una donna, da intendersi anche qui in senso simbolico, generando il caos nel regno.
Accenniamo al fatto che nelle tre figure del re Pescatore, di Merlino e d’Artù possiamo vedere le “tre funzioni supreme” indicate da Guénon nel Re del mondo: “…il capo supremo dell’Agarttha porta il titolo Brahâtmâ (sarebbe più corretto scrivere Brahmâtmâ), «supporto delle anime nello spirito di Dio»; i suoi coadiutori sono il Mahâtmâ, «rappresentante dell’Anima universale» e il Mahângâ, «simbolo di tutta l’organizzazione materiale del Cosmo»: questa è la divisione gerarchica che le dottrine occidentali rappresentato mediante il ternario «spirito, anima e corpo»”.
Ora, Perceval secondo lo schema da noi individuato, guarisce il Re Pescatore e gli succede instaurando un nuovo regno e quindi una nuova era di pace e prosperità che potrebbe essere considerata come il ritorno all’età dell’oro primordiale.


Re Pescatore


L’aggettivo pescatore associato a re non è casuale e non riguarda semplicemente il passatempo del re malato ma ha un chiaro significato simbolico. Il Re Pescatore per eccellenza è Gesù, re perché discendente dalla stirpe davidica e pescatore perché pescatore d’anime. Nel vangelo sono ben noti i passi in cui dice a Pietro di gettare le reti (Luca 5, 4) e quando gli dice di lasciare le reti che lo avrebbe fatto pescatore di uomini (Luca 5, 10). Qui, è da citare il cosiddetto anello piscatorio indossato dal Papa che ha l’effige di Pietro che pesca con la rete. In questo oggetto è racchiusa una doppia simbologia regale e sacerdotale. L’anello sta spesso a denotare la nobiltà di chi lo indossa, mentre l’effige di S. Pietro che getta le reti è un esplicito simbolo della funzione sacerdotale della chiesa. Dobbiamo qui citare la diffusione nel medioevo di una leggenda di origine araba che racconta di come Re Salomone possedesse un anello magico capace di scacciare i demoni e perdendolo lo ritrovi dentro un pesce che aveva appena pescato e da cui l’appellativo re pescatore. Sottolineiamo l’esistenza di una leggenda simile che ha come protagonista Alessandro Magno, anch’egli simbolo di quella regalità sacerdotale, perché in un certo qual modo ne ha incarnato i principi nella storia.
A completamento dell’esame della simbologia, ricordiamo che il simbolo dei primi cristiani era il pesce dall’acronimo greco che indicava il nome di Gesù ed a volte erano chiamati loro stessi pesciolini perché, come i pesci erano scampati alla punizione divina del diluvio universale, così, essi grazie alla loro fede in Cristo avrebbero superati indenni il Giudizio Universale. Inoltre il pesce era un simbolo frequente dell’iconografia cristiana a ricordare il miracolo dei pani e dei pesci e da qui, spesso associato al banchetto dell’Ultima Cena.

Conclusioni


In questo simbolismo sembrano convergere tradizioni precristiane e cristiane, anche se è più corretto dire che ambedue si riferiscono ad un simbolismo tradizionale, esplicitandone ognuna, quella parte che in un dato momento e in un dato luogo, è più congeniale. La presenza di ambedue permette di chiarire meglio i principi sottesi depurandoli dalle incrostazioni delle contingenze storiche.
Non possiamo sapere se l’utilizzo di tale simbolismo da parte di Chrétien sia stato consapevole o meno, anche perché vivendo in un’epoca fortemente intrisa di sacro non poteva non riversare nella sua opera la simbologia cristiana. Sicuramente i riferimenti cristiani hanno permesso a Robert de Boron nelle sua successiva rielaborazione della leggenda del Graal, di rivestirla, con estrema facilità, di abiti cristiani. È da ribadire, però, che una lettura eminentemente cristiana del racconto del Graal non è possibile, stando un sostrato di miti non riconducibile a un alveo cristiano.